Paltrinieri, divorzio dall’allenatore «Ora voglio divertirmi in mare»
il personaggio
Giulia Zonca
Il mondo visto dal mare ha sempre un’altra faccia, perde i confini ed è la sensazione che Gregorio Paltrinieri insegue da molti chilometri. Lo sapeva già, lo ha capito con un tuffo liberatorio dalla spiaggia di Rio, il giorno dopo un oro olimpico in piscina, nel 2016. Ma stare chiuso in casa gli ha fatto capire che la vasca è diventata troppo stretta e chi non lo capisce va stretto a lui.
Effetto del lockdown e dell’inquietudine che ogni vero nuotatore si porta dentro. Si sapeva che avrebbe messo a dura prova molte relazioni e quella tra il campione delle lunghe distanze e il suo storico allenatore non ha resistito. Scricchiolava, ma Paltrinieri e la sua guida Stefano Morini sembravano destinati a rimanere uniti fino ai Giochi: li hanno spostati «e il casino che avevo nella testa è venuto fuori».
Emerge altro. Il bisogno di essere preso sul serio «non voglio abbandonare la piscina, voglio che il fondo sia centrale, voglio attorno a me gente che la pensi allo stesso modo». Via dal centro federale di Ostia dove è arrivato a 16 anni, disorientato, liceale di talento messo a dura prova da carichi che sembravano lunari e che lui ha retto, metabolizzato, diviso con l’amico Gabriele Detti fino a che entrambi sono saliti su un podio olimpico. Tutto perfetto, ma il Paltrinieri di 25 anni è diverso: «È tanto che non mi diverto». Mentre lo dice senti l’amarezza che gli invade la bocca, fa una smorfia come sentisse il gusto del malessere. Pensa alle acque senza vincoli, al brivido di domarle, alla consapevolezza di non essere in linea con se stesso: «Avrei fatto delle brutte Olimpiadi, nella 10 km ero lontano dagli obiettivi, ero confuso».
Stacca e stravolge. Cambia casa, trasloca da Ostia a Roma e da oggi inizia a lavorare con Fabrizio Antonelli, «è giovane, ha metodi innovativi. Perfetto per ricominciare». Le Olimpiadi nel 2021 hanno tolto ogni remora, lucidato il coraggio: un altro anno nel limbo, col timore di stravolgere il proprio assetto, senza potersi abbandonare ai sogni extra large sarebbe stato insopportabile. «Devo tanto a Morini, mi spiace, è stato un addio intenso. Sono ambizioso, ho propositi importanti e non vedo perché dovrei scegliere tra una disciplina e l’altra. A me il fondo piace da quando nuotavo con papà, mi coinvolge e ho bisogno di condividere la passione». Le incognite esistono, «può sembrare un salto nel buio, pazienza: non ne potevo più di sentirmi insicuro». Lo ha scoperto appena uscito dall’acqua, un mese con i suoi pensieri e senza la possibilità di affogarli facevano un gran rumore. «Avevo già tutto dentro». —
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