«La A riparte il 13 giugno» Messaggio al governo e alle tv
L’assemblea di Lega fissa le tappe: il via libera diventa una questione politica Solo l’Udinese per lo stop definitivo. Ma il protocollo ancora non convince
Guglielmo Buccheri
Stefano Scacchi
Tredici o venti giugno. L’Assemblea della serie A si apre così: ai venti presidenti viene chiesto di votare la data della ripartenza del campionato, se ripartenza sarà. Esito? Quindici dicono 13 giugno, cinque - Napoli, Torino, Sampdoria, Udinese e Sassuolo - la settimana dopo.
Mettere nero su bianco un punto preciso da dove far ricominciare tutto assume, in un attimo, il peso di un messaggio chiaro a chi, da fuori, osserva e annuncia tempesta: le tv, Sky, Dazn ed Img per l’estero, fanno melina davanti ad una stagione ferma e vanno oltre non avendo ancora versato nella casse delle società l’ultima rata da 225 milioni di euro, prevista per il primo maggio.
Il nodo tv
Mettere nero su bianco il 13 giugno come possibile nuovo inizio, nelle intenzioni di chi lo ha voluto, è dare ancora più forza ad un contratto televisivo in essere e da rispettare anche alla luce di qualche certezza in più: il passo formale (il decreto ingiuntivo è pronto, ma non formalizzato) è rimandato di qualche ora, meglio dimostrare con i fatti che le intenzioni di ripartire sono reali.
I club di A chiedono il rispetto degli accordi da parte delle tv e c’è chi, i più maligni, prefigura una chiusura del cerchio dorata: in molti non hanno ancora definito nei dettagli - lo hanno fatto Juve, Parma, Roma e Cagliari - il tema del taglio degli stipendi che potrebbe tradursi in una soluzione meno condivisa nel caso di stop definitivo all’attività e una volta incassato tutto il dovuto dalle televisioni.
l’udinese per lo stop
Se l’Assemblea si è aperta con la votazione sulla data della possibile ripresa è stato il caso Udinese il suo punto più critico. Sul tavolo virtuale dell’incontro è finita la lettera inviata dal patron friulano Pozzo alle istituzioni nel loro insieme: dal ministero per lo Sport al Coni, dalla Figc alla Lega stessa.
Il contenuto ha avuto l’effetto di scatenare una durissima reazione nei confronti dell’avvocato Campoccia, membro del consiglio di Lega e rappresentante dell’Udinese. «Ti devi dimettere...», così il presidente della Lazio Lotito e quello del Napoli De Laurentiis e sulla stessa linea si è schierato il numero uno della Lega Dal Pino. Il motivo? La famiglia Pozzo chiede di finirla qua, di far calare il sipario sulla stagione davanti all’incertezza sanitaria e a quella di un protocollo medico di difficile attuazione.
I DUBBI SUL PROTOCOLLO
Il protocollo torna, così, sulla scena. E il nuovo documento sulla ripartenza in sicurezza nella fase (per ora) degli allenamenti di squadra da lunedì ha lasciato i club pieni di dubbi. C’è chi, come l’Inter, si lamenta per la questione logistica visto la necessità, per le società, di trovare un albergo intero dove far stare in isolamento chi non trova posto alla Pinetina. E c’è chi, la maggioranza, continua a nutrire dubbi sulla responsabilità da far ricadere sulle spalle dei medici quando altrove, vedi la Germania, non viene indicato niente di specifico.—
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