Andrea Menozzi e i casi della vita «Io, coach dei miei nuovi capi»
Il responsabile del settore giovanile biancorosso ha allenato sia Alberto Baroni sia Enrico San Pietro
L’INTERVISTA
ADRIANO ARATI
«I giovani di Reggio? Credo che siano pronti a mettersi in gioco in un contesto professionistico. Dove e come possa accadere, è presto per dirlo».
Il parere è probabilmente il più qualificato in assoluto, visto che arriva da Andrea Menozzi, coordinatore del settore giovanile di Pallacanestro Reggiana che ben conosce tutti gli atleti dell’ultima nidiata biancorossa.
Già cinque elementi sono sotto contratto con la società biancorossa, Diouf, Cipolla, Porfilio, Soviero e Vigori, quest’ultimo mandato in prestito a Mantova e poi a Cesena ma ancora sotto il controllo reggiano.
Per la prossima stagione, si parla di una formazione con risorse ridotte rispetto al passato, in cui i ragazzi di casa potrebbero avere un ruolo importante per definire il pacchetto italiano, a oggi imperniato su Poeta e Candi. Avere una simile base di partenza, per strutturare l’organico, è una ricchezza che poche società possono sfruttare.
Menozzi, è possibile farsi già un’idea sull’eventuale coinvolgimento dei giovani?
«È molto complesso capire quello che succederà nella prima squadra, ci sono troppe incertezze a livello generale, sui campionati, sui tempi. Posso dire che i ragazzi sono pronti a mettersi in gioco in un contesto professionistico».
Meglio con un ruolo minore a Reggio o a fare esperienza magari in A2?
«Questa è la grande difficoltà, adesso è molto difficile poter definire quali spazi potrebbero avere, che ruolo in una rotazione. Sono sicuramente atleti che possono muovere i loro primi passi nel professionismo».
Questo al di là del contesto?
«Si. Poi, è complesso fare ipotesi. A oggi non sono se questo possa avvenire in serie A, in A2, con un ruolo o con un altro. Dipenderà da tante condizioni che si devono verificare».
Lei come può aiutare questi indirizzi?
«Io posso continuare a fare il mio lavoro, continuare a studiare giocatori, a valutare. Questo è un momento in cui non è possibile avere le idee chiare su quello che succederà nel dettaglio, noi proseguiamo nel nostro lavoro per quello è che possibile seguire oggi, valutare, fare ragionamenti».
Se non altro, possiamo dire che questa abbondanza di giovani giocatori è una conferma della solidità di Pallacanestro Reggiana?
«Prima di tutto vorrei sottolineare che Reggio ha sempre mostrato attenzione al settore giovanile, e che da vent’anni a questa parte lo ha fatto particolare attenzione. E questo è prima di tutto merito di Stefano Landi, questo credo che vada fatta notare».
Un Landi che al settore giovanile ha sempre tenuto particolarmente, giusto?
«Diciamo che siamo sempre stati messi nelle condizioni di continuare a lavorare bene, e noi abbiamo cercato di farlo al meglio delle nostre possibilità. Questo è stato possibile perché c’era una persona che ha sempre avuto questa priorità, e questa sensibilità».
E il futuro?
«Dalle indiscrezioni che leggo sulla stampa, mi fa piacere che ci siano persone che vogliano impegnarsi per portare avanti la società e che ci sia la volontà di continuare a mantenere l’impegno nel settore giovanile, questo ovviamente non può che farmi piacere».
A proposito della nuova società, lei conosce per questioni sportive sia Alberto Baroni che Enrico San Pietro, no?
«Baroni ha giocato anche nel nostro settore giovanile. Enrico San Pietro lo conosco da quando eravamo ragazzini entrambi, ed entrambi giocavamo. Poi è entrato nel settore giovanile come allenatore, per un periodo, prima che facesse altre scelte professionali».
Un legame è rimasto?
«Sono persone che hanno intrapreso altri percorsi ma con cui si è mantenuto il legame che si crea con i ragazzi allenati nelle varie squadre e con chi si è condiviso sia il gioco sia l’attività nel settore giovanile, sono legami che si mantengono» . —
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