L’entrata pulita di Spanò sui leoni da tastiera che minacciano Silvia
Sui social. Il capitano granata su Facebook ha raccontato la sua esperienza di volontariato in Tanzania
Massimo Sesena
REGGIO EMILIA
Il Capitano la tocca piano. Ce la potremmo cavare così, noi che abbiamo la presunzione d’averla capita, l’ultima entrata di Ale Spanò, capitano granata e calciatore atipico perché - semplicemente - vive nel nostro stesso mondo. E il Coronavirus non c’entra, stavolta. Ale aveva già avuto modo di mostrare di non essere per nulla sovrapponibile al calciatore tipo, quello stereotipato della serie Á, tutto miliardi e zero pensieri.
Certo, si dirà, la serie C operaia aiuta. Ma ci vogliono anche una testa intesa come apertura mentale e una disposizione verso il mondo.
Come quando in partita un avversario falloso ti stuzzica e tu hai due scelte: o scendi al suo livello o semplicemente decidi che la palla, lui, non la vedrà più. Accade all’indomani della liberazione di Silvia Romano, la cooperante liberata dopo 18 mesi di prigionia nelle mani di fondamentalisti islamici. In poche ore i social diventano una fogna di insulti e minacce per la giovane milanese, colpevole diessere stata liberata in virtù del pagamento di un riscatto e di essersi convertita alla religione islamica. Ecco allora che di fronte a questi insulti e a queste minacce per mezzo di device, anche Ale Spanò, calciatore che vive nel mondo, decide di dire la sua. Anzi di raccontarla, la sua.
È questa l’ultima entrata del Capitano granata. Pulita, elegante, sulla palla: non stende l’avversario, ma lo lascia ugualmente impietrito. A domandarsi perché, che cosa ci faccia lui, leone da tastiera grezzo e falloso, messo in ginocchio, al cospetto di questo dottore in economia aziendale che per il momento - da difensore- gioca a calcio in serie C.
IL VIAGGIO DI ALE
La storia è quella di un viaggio che Alessandro intraprende quattro anni fa. Ale sta studiando Economia aziendale alla Bicocca e ha concluso la sua terza stagione da calciatore professionista, la seconda in granata. Decide di partire per la Tanzania. Da turista solidale, con l’agenzia Grandi Orizzonti che già dal 2006 era attiva in Tanzania con la fornitura di materiale medico. Quella di Ale, non è una vacanza: a Komuge, villaggio nel nord-est della Tanzania, c’è da costruire un reparto maternità.
Spanò porta in dote oltre alla sua forte volontà le competenze in ambito gestionale, creando un gruppo di lavoro e reperendo materiali e permessi necessari alla costruzione di un bene divenuto ormai di primaria necessità nel luogo. Il lavoro, iniziato in presenza del ragazzo in estate, darà i propri frutti nel dicembre 2016 quando sarà inaugurato il reparto.
ALE COME OSTAGGIO
Poi però nel post - che è fatto di un bellissimo video in bianco e nero che mostra l’attività da volontario del capitano granata per costruire questo reparto di maternità - Spanò veste i panni di un ostaggio, com’è stata Silvia per un anno e mezzo, traduce i suoi pensieri. Si vede morto, si immagina morto perché uno Stato in teoria irreprensibile (perché non cede al ricatto terrorista) in realtà ipocrita (perché vende lui stesso le armi ai terroristi) non ha mosso un dito. —
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