Giampaolo Benetti gela la Vianese «Campionato senza vincitori»
Nicolò Rinaldi
MONTECAVOLO
«Di riforma dei campionati si può discutere quanto si vuole, ma adesso i problemi del calcio dilettantistico sono sostanzialmente altri».
A parlare è Gianpaolo Benetti, uno tra gli allenatori più esperti in ambito reggiano: lui ha guidato il Montecavolo anche nella stagione 2019/2020, collezionando 25 punti in 20 gare nel girone C di Prima Categoria.
«Oggi il futuro sta nelle mani dei giocatori, che devono essere disponibili a scendere in campo gratis o quasi - prosegue il navigato trainer - Magari non per sempre, ma almeno per i primi mesi del prossimo campionato».
Dunque, a suo parere lo scenario si presenta davvero così cupo?
«Purtroppo intravedo una situazione simile a quella del 2008, quando ci fu un'altra crisi economica forte: al tempo stesso, io penso e spero di osservare segnali più incoraggianti già nel 2020/21. Se il mondo produttivo riuscirà a rimettersi in sesto, tra dicembre e gennaio potrebbero maturare le condizioni per avere rimborsi più consistenti: non come quelli che abbiamo conosciuto finora, ma comunque significativi. Ad ogni modo, lo ribadisco: per iniziare la prossima annata bisognerà essere disposti a fare sacrifici. Ne va della sopravvivenza dell'intero movimento».
Intanto, i vertici federali si stanno interrogando sull'assegnazione dei verdetti stagionali. Che tipo di soluzione proporrebbe?
«Promozioni e retrocessioni dovrebbero essere bloccate, così da garantire una totale equità. Facendo l'esempio del nostro girone, non me ne vogliano gli amici della Vianese: tuttavia loro sono primi con soli 4 punti in più rispetto al Guastalla, e mancavano ancora 10 partite. Considerando l'elevato numero di gare non disputate, penso che sarebbe inopportuno assegnare qualsiasi tipo di traguardo».
La sua esperienza a Montecavolo proseguirà?
«A breve ne parleremo con la dirigenza: Montecavolo resta comunque la mia prima scelta, anche per dare continuità al percorso in ascesa che stavamo sviluppando prima dello stop. Il nostro attuale piazzamento ci assegna la salvezza diretta sul campo: se si riuscisse a riconfermare l'attuale gruppo, basterebbero 2-3 innesti mirati per puntare alla medio-alta classifica».
Lei allena da quasi 20 anni: come è cambiato il calcio dilettanti durante tutto questo tempo?
«Qualitativamente in peggio, specie a causa delle norme stringenti che riguardano i giovani. Le "nuove leve" devono giocare dopo aver dimostrato di meritare la fiducia del mister, e non perchè ci sono regole che obbligano a schierarli. Se io ho in squadra un 16enne o un 18enne di valore, non ho problemi a dargli ampio spazio anche a costo di mettere in panchina un trentenne: credo che la stragrande maggioranza dei miei colleghi allenatori sia della stessa opinione». —
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