«Dalla prima squadra alla cantera non è cambiata la filosofia del club»
Marco Rossetti giocò nella Pallacanestro Reggiana in A2 Appese le scarpe al chiodo, ora allena nel settore giovanile
reggio emilia
La Pallacanestro Reggiana l’ha vissuta da giocatore professionista, nella travagliata stagione 2002/03 in Legadue, e ora la sta vivendo da alllenatore del settore giovanile: Marco Rossetti, 40enne prodotto della Mens Sana Siena con passaggi anche nel giro azzurro, ha concluso la carriera nella Lg Competition prima di entrare nella cantera biancorossa.
«È un privilegio per me allenare in un settore giovanile top come quello biancorosso» ammette il tecnico, legato a doppio filo alla città in cui vive con la reggianissima compagna e i due figli di 11 e 7 anni.
Come è diventato allenatore della cantera reggiana?
«Grazie alla chiamata di Andrea Menozzi ho iniziato il percorso partendo dal Minibasket alla Scuola Basket. Poi sono passato al settore giovanile della Pallacanestro Reggiana e ora sono allenatore dell’Under 14 e assistente di Andrea nell’Under 18».
È tornato biancorosso dopo tanti anni. Che differenze ha trovato nel club?
«Non solo ho ritrovato tante persone, ma anche gli stessi principi».
A cosa si riferisce?
«Qui lavoriamo per una crescita a 360° dei nostri ragazzi. Non li consideriamo mini-giocatori ma siamo attenti a tutti gli aspetti della loro crescita. Ci preoccupiamo che siano educati anche fuori dal campo. Ci interessa che prendano responsabilità che possono andare dal lasciare pulito lo spogliatoio quando finiscono l’allenamento al prendersi l’ultimo tiro in partita».
Che differenza nota fra i ragazzi di oggi e quelli della sua generazione?
«Sono cambiati. Oggi hanno più stimoli e più cose di cui occuparsi. Sono diversi perché i tempi sono diversi».
Lei ha giocato nelle giovanili azzurre: è più difficile ora per un giovane emergere rispetto al passato?
«Anche se tanto è cambiato, credo che chi è capace, emerge comunque. Il concetto di fondo è il medesimo: se te lo guadagni, lo spazio c’è».
Immaginava una carriera da coach conclusa quella da giocatore?
«Quando giocavo non ero sicuro che avrei fatto questa scelta. Oggi sono grato di poter stare tutti i giorni su un campo da basket. È un privilegio, tanto più che lo faccio in uno dei migliori settori giovanili d’Italia. Farei fatica a pensare di dovermi alzare al mattino e fare un altro lavoro. Amo stare con i ragazzi, aiutarli nel loro percorso di crescita che, come detto, qui non è soltanto sportiva».
Dove si vede in futuro?
«Non mi piace guardare troppo avanti. Magari, un giorno, mi si accenderà la lampadina e vorrò allenare un gruppo senior, ma al momento mi vedo bene qua, in questa che è una dimensione top».
La Pallacanestro Reggiana sta vivendo un momento di grande trasformazione, ma anche la nuova proprietà continuerà nello sviluppo del settore giovanile.
«Per noi è motivo di soddisfazione. Non era scontato continuare a mettere risorse nel settore giovanile, a maggior ragione in un momento di criticità come quello che stiamo vivendo a causa del Coronavirus. Siamo felici che, dopo il lungo periodo della proprietà Landi, la strada non venga interrotta, ma che sia ripresa anche da Alessandro Dalla Salda. Non vediamo l’ora di ripartire. Siamo tutti molto carichi. Siamo sempre rimasti in contatto con i nostri ragazzi che, come noi, aspettano di poter ritornare in palestra». —
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Gazzetta di Reggio per le tue notizie su Google
