Il patto Lotito-Bonacini e la psicosi del virus ecco i nemici del piano della Reggiana
Alla vigilia del confronto decisivo perdono quota le possibilità che le ragioni dei granata trovino ascolto
REGGIO EMILIA. Un delitto perfetto si profila all’orizzonte. Mercoledì 20 maggio il Consiglio federale della Federcalcio metterà quasi certamente la parola fine ai campionati, compreso quello di serie C.
Speriamo di sbagliarci ma chi - tra i tifosi granata - spera che si riaprano i giochi, in questo momento è davvero aggrappato a poco. E questo per una serie di motivi che proviamo a spiegare, e che prendono le mosse da quella famosa assemblea delle società di Lega Pro.
VOGLIA DI CHIUDERE
Quel giorno si sono trovati faccia a faccia i rappresentanti di sessanta società di calcio che non vedevano l’ora - se non tutti quasi - di scambiarsi i saluti e i numeri di telefono, come accade nell’ultimo giorno di scuola, e di darsi appuntamento a settembre. Troppo profonde le ferite lasciate dalla pandemia, troppo alto il rischio di ricascarci, troppo dispendiosa la strada per riprendere la marcia.
È in questo clima, ampiamente diffuso e giustificato che si fa strada, alla vigilia dell’assemblea della Lega di serie C l’idea di individuare un criterio che individui la quarta squadra da promuovere d’ufficio. Potrebbe essere il coefficiente di ponderazione (che manderebbe in B la formazione di Alvini) ma alla fine la spunta un altro arzigogolo, quello della media punti/partita, l’hanno appena usato per chiudere la League e poco importa che per poco non tornino in auge i gilet gialli alleati per l’occasione ai tifosi del Lione.
Invero, più della conclamata povertà di idee del calcio nostrano, potè la paura.
Paura di riannodare i fili di un discorso interrotto bruscamente e per un motivo serissimo come la salute.
Paura di fare i conti di nuovo con il Virus. O di fare semplicemente i conti. Perché parliamo sempre di serie C, l’ultima ruota del carro della “terza industria del Paese” e dopo un mese e mezzo di stop ai campionati, rimettere in piedi la baracca alle condizioni nuove delle normative anti-Coronavirus non è impresa da tutti.
La Reggiana - in queste settimane - ha detto in tutte le lingue di volersi giocare fino in fondo le chances di promozione in serie B. E per questo è pronta a far ripartire la macchina, non appena ci fosse il via libera alla riapertura del campionato. E si tratta di un piano che il direttore sportivo granata Doriano Tosi ha messo a punto nei minimi dettagli.
Un piano che avrebbe un costo non indifferente, perché in gran parte imprevisto e imprevedibile. Non tanto per tutto quello che concerne la disputa di eventuali playoff (che erano certamente messi in preventivo alla vigilia del campionato), quanto piuttosto la necessità di riprendendere daccapo la preparazione della squadra e di farlo passando sotto le forche caudine di una serie di misure per ottemperare alle quali occorre allargare di nuovo i cordoni della borsa.
GRAVINA, LOTITO E C.
Ecco perché alla vigilia del Consiglio federale, la strada che la Reggiana ha davanti a sè per vedersi riconosciuti i propri diritti è così ripida per sembrare quasi perpendicolare. Un altro dato che non lascia ben sperare è proprio quello della sostanziale freddezza che le ragioni della Reggiana hanno trovato nelle altre squadre. Il Bari di De Laurentiis jr ha detto che andrà fino in fondo per far valere i propri diritti. La Carrarese si è limitata a “protestare apertamente”. Per il resto, chi ha allargato le braccia, chi ha fatto spallucce chi - per questioni di rivalità e campanile - s’è semplicemente fregato le mani. Di fatto quasi nessuno oggi sarebbe pronto a rimettersi in gioco per i playoff. Anche per questo non si hanno notizie di azioni di lobbing da parte del presidente granata Luca Quintavalli: gli alleati possibili della Reggiana - Bari a parte - non ci sono e se anche si materializzassero in queste ore, finirebbero per essere inutili.
A dirlo, è lo story-telling dei rapporti politici che governano il calcio italiano.
PIOVONO SOLDI
A dirlo è una Federcalcio in cui la politica ha un peso eccessivo e non da oggi. Gabriele Gravina è un presidente in cerca di riconferma e per questo si guarda bene dall’inimicarsi gli altri “grandi elettori” del parlamentino Figc. Soprattutto ora che sta per tornare a piovere denaro sulle società di serie A e B. Questo conta, non la Reggiana: che il governo dia il via libera alla ripartenza del baraccone miliardario, una partita che vale 210 milioni di euro per quanto riguarda quel che resta da giocare della Serie A di quest’anno e addirittura 1 miliardo e 200 milioni per il 20/21.
In tutto questo, Reggiana e Carpi non sono che piccole pedine il cui piazzamento nel risiko è quasi insignificante.
E tuttavia anche le piccole pedine sanno come muoversi, se è vero che tutti danno per consolidati i rapporti del patron del Carpi con il potentissimo patron della Lazio Claudio Lotito che insieme all’amministratore delegato dell’Inter Beppe Marotta e a Cosimo Sibilia, deputato di Forza Italia presidente della Lega Nazionale Dilettanti che controlla il maggior numero di voti nel Consiglio federale. Gravina, Lotito, Marotta e Sibilia: tutto ruota a questi quattro, tenuti insieme da un collante che è l’orientamento politico di centrodestra. Che dicono essere lo stesso di mister Guadì. —
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