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Grossi, il “Cassano dei poveri” si trasforma in apicoltore

Alessandro Zelioli
Grossi, il “Cassano dei poveri” si trasforma in apicoltore

Il 44enne bomber del Montecavolo lavora con un’azienda agricola di Roncocesi «Dopo una vita trascorsa a evitare i difensori, ora evito i pungiglioni delle api»

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Alessandro Zelioli

REGGIO EMILIA

«Dopo una vita trascorsa a evitare le punture alle caviglie dei difensori, ora cerco di non prendere i pungiglioni delle api».

Così commenta la sua nuova vita da apicultore, Andrea Grossi, 44enne attaccante del Montecavolo, ma ormai tra i numeri uno assoluto del calcio dilettantistico essendo prossimo a tagliare il traguardo dei 300 gol in carriera.

Personaggio nel senso più lato del termine, Grossi ha davvero cambiato vita, grazie all’incontro con due persone speciali.

«L’anno scorso ho dato una mano per tre mesi a Andrea Casini e Roberto Guidetti -racconta il popolare “Cannuccia”, soprannome con il quale è da sempre conosciuto Grossi - titolari dell’Azienda Agricola Prati Smossi di Roncocesi. Fanno gli apicultori da anni e questa attività mi ha davvero entusiasmato. Da inizio 2020 sono con loro a collaborare e devo dire che non avrei mai pensato di abbandonare la “movida” per alzarmi la notte e andare al lavoro».

Davvero il suo lavoro ha cambiato la sua vita?

«Se ti alzi la notte per partire con il camion per portare le api in Piemonte, in Liguria o in Lombardia a fare la stagione dell’acacia del rododendro o delle castagne, ti rimane poco spazio per fare aperitivi o andare a divertirti. Ma la cosa non mi pesa. Sto bene e sono felice di questa scelta. Oltretutto, in questo momento dove tutti erano chiusi in casa, stare fuori, in un prato o in bosco, mi ha fatto sentire anche molto fortunato».

Il suo lavoro non si è fermato, quindi?

«No, noi ci occupiamo anche di nomadismo e quindi trasportando animali vivi, potevamo andare dove volevamo. Oltretutto, si sa che senza api il mondo morirebbe, quindi a maggior ragione non potevamo fermarci».

A chi deve questa svolta?

«Al carisma, alla passione e alla competenza di Roberto Guidetti. Da sessant’anni lavora con le api, mi ha preso a ben volere e mi sta insegnando tutti i trucchi del mestiere. Non avevo mai trovato un “mister” così».

Quindi ha dato l’addio al calcio?

«A fine anno ero andato a dare una mano al Montecavolo in Prima categoria. Tra infortuni e Covid, purtroppo, non ho potuto giocare molto, ma in allenamento e nello spogliatoio sono riuscito a dare il mio contributo. E la squadra di mister Beretti, aveva messo in fila una serie di risultati positivi. Ora vedremo cosa succederà. Io sono in forma. Ho perso dieci chili. E nella stagione invernale le api sono a riposo, quindi».

Il segreto di ogni apicultore è saper riconoscere una regina. A lei come va?

«Io di regine e principesse me ne intendo (scherza, ndr) quindi non ho problemi. Scherzi a parte, anche questo è uno dei segreti che Guidetti mi sta insegnando. Me la cavo, ma ho ancora tanto da imparare».

A quando il CannuMiele?

«Non ci avevo pensato (scoppia a ridere, ndr) ma comunque avere tanti amici mi ha permesso di allargare il mercato. Noi vendiamo all’ingrosso, ma Casini, ha un marchio per il dettaglio. Mi fa piacere rivedere tanti ex compagni che vogliono provare il nostro prodotto». —

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