La prossima serie A fra incertezze e probabili auto-retrocessioni
Situazione problematica in casa Virtus Roma Pesaro e Pistoia valutano se rinunciare alla categoria Piano triennale per Varese
reggio emilia
Un mare di incertezze.
È difficile capire ora quale sarà il volto della serie A prossima ventura, e l’incognita principale a oggi è quella sull’identità delle 18 partecipanti. Diverse società stanno facendo valutazioni sul futuro e accarezzando anche l’idea di sfruttare la possibilità concessa dalla Federazione: entro il 15 giugno, ogni club può presentare domanda per cambiare categoria rispetto a quella di diritto.
Per la serie A, si parlerebbe quindi di auto-retrocessioni, un salto verso il basso che permetterebbe un forte risparmio economico. E quello delle risorse, con la possibilità concreta di dover disputare molte gare a porte chiuse senza incassi, è un tema spinoso, in mesi in cui anche tanti sponsor devono fronteggiare difficoltà.
Il caso caldo è quello della Virtus Roma. Pochi giorni fa Giovanni Toti ha annunciato il proprio disimpegno dopo vent’anni alla guida della squadra della capitale, sono partite le grandi manovre per cercare un acquirente o quantomeno una cordata di imprenditori interessati, i tempi – come visto anche a Reggio – non saranno brevi. Una prima scadenza potrebbe essere proprio quella del 15 giugno, data ultima per un’eventuale auto-retrocessione. In un’ottica di passaggio di consegne, la serie A rimane comunque più appetibile.
Discorsi diversi quelli in atto a Pesaro e Pistoia. Due realtà che da anni lottano con budget bassi, con i conti in ordine e che però potrebbero scegliere di disputare un’A2 serena invece che una serie A fatta di patimenti.
«Stiamo lavorando per dare un futuro alla società, sperando di poter confermare la serie A1», ha affermato il presidente pistoiese Capecchi, senza chiudere a nessuno scenario.
Il pesarese Ario Costa invece si è interrogato su quale sia la scelta più sensata, dopo una stagione con una sola vittoria che avrebbe visto la squadra retrocessa sul campo, senza la sospensione delle attività. La formazione marchigiana vive di una proprietà diffusa, un consorzio i cui componenti dovranno confermare o meno la loro presenza anche nel 2020/21.
A Varese, invece, la volontà di continuare è certa, si parla di un piano di sviluppo triennale per potenziare l’assetto societario. Il primo anno, per una realtà che conta su un pubblico foltissimo, potrebbe non essere semplice, con tanti match a porte chiuse. —
a.a.
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