«Prima l’infortunio e poi il Covid Ora non vedo l’ora di tornare»
L’ostacolista Davide Pinelli è uno dei punti di forza dell’Atletica Reggio
l’intervista
ALDO SPADONI
Il felinese Davide Pinelli è un forte ostacolista dell’Atletica Reggio che frequenta la seconda superiore dell’Iti informatico del Dall'Aglio.
Come si è avvicinato all’atletica?
«Pratico sport fin da quando ero bambino, e penso che sia molto importante per la crescita personale e inoltre per me è una valvola di sfogo per stress e preoccupazioni. Ho iniziato con il nuoto, a 6 anni e a 8 ero nella squadra agonistica. È stato grazie al nuoto che ho imparato ad apprezzare la competizione e il gusto della vittoria, di migliorarsi sempre».
Poi ha provato anche il calcio.
«Sì come tutti a quella età, ma ho capito che non faceva per me. Preferivo gli sport individuali. Così a 12 anni ho iniziato a fare atletica leggera».
Con quale specialità ha cominciato?
«All’inizio del mio percorso con l'atletica praticai salto in alto, per circa due anni, mi piaceva molto, e mi diede anche delle discrete soddisfazioni, ma con il passare del tempo, vedendo che ero più predisposto per la corsa, insieme al mio allenatore decisi di passare agli ostacoli. Negli ostacoli allenandomi molto, riuscì a migliorare velocemente, e affinare la mia tecnica nella corsa e nel passaggio degli ostacoli; in poco tempo grazie agli ostacoli riuscì a togliermi diverse soddisfazioni e a confrontarmi con atleti molto forti».
Quali i suoi record?
«Il mio record nei 100 hs è 14”74, che mi ha permesso di arrivare secondo a i campionati regionali di società 2019, inoltre sempre l'hanno scorso sono arrivato terzo ai campionati regionali indoor ed agli italiani CSI. Quest’anno sono arrivato anche terzo al Trofeo delle Province, rappresentando Reggio Emilia, e per poco non sono riuscito a partecipare a i campionati italiani FIDAL, rappresentando l’'Emilia Romagna».
Ci racconti questo inizio di 2020.
«Sfortunatamente non sono riuscito a partecipare a nessuna competizione a causa di un infortunio a dicembre. Poi è arrivata la pandemia...».
Che sacrifici comporta l’altletica?
«Ne faccio tanti, a partire dalla dieta, cercando sempre di mangiare sano e equilibrato per rendere meglio in campo, poi sacrificando un po la mia vita sociale, dato che normalmente tra allenamenti e scuola non ho tanto tempo per fare altro». —
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