La 19enne Chiara Rubaltelli triplista e futuro ingegnere
REGGIO EMILIA
La 19enne reggiana Chiara Rubaltelli é una triplista dell'Atletica Reggio, che frequenta il primo anno di ingegneria elettronica all’Università di Modena e Reggio Emilia.
Fino alla 3ª media ha praticato nuoto, quindi esperienze nello judo e grazie alla passione del padre pratica sci alpino, snowboard e sci alpinismo.
Qual è stata la sua prima esperienza in atletica?
«A 11 anni, quando il mio insegnante mi ha consigliato questo sport, per vari anni sono stata allenata da Marco Rocchi e all’inizio non avendo una specialità precisa, provavo un po’ tutto: ho iniziato con la velocità e il salto in lungo, poi nel 2016 sono passata al gruppo di Giampietro Manzini, che è il mio attuale allenatore, da lì ho iniziato ad allenarmi sul salto triplo, specialità che sto cercando di preparare in questi ultimi anni tra un infortunio e l’altro». Qual è stato sin qui il suo percorso agonistico?
«Nella categoria Cadette sfiorai spesso il “muro” dei 5 metri, che riuscii a valicare solo il primo anno da Allieva con un 5.03 alla finale dei CDS assoluti a Montecassiano, subito dopo ho corso la mia prima 4x400 e anche nel “ giro della morte” ho ottenuto una bella soddisfazione personale. Nel 2018 ho fatto il personale nel triplo con 10.80 m, la stagione fu presto interrotta da una fascite plantare acuta causata da sovraccarico, probabilmente a seguito di un periodo in cui mi dilettavo nell’arrampicata sportiva».
Poi ha avuto anche altri stop legati agli infortuni, non è vero?
«Dopo quella stagione persa, ho ricominciato ad allenarmi l’estate scorsa, purtroppo però anche la preparazione invernale di quest’anno è stata interrotta a causa di una grave distorsione al ginocchio destro, ora sono in fase riabilitativa e spero di riprendermi per ricominciare».
Come e quando si allena?
«Le tipologie di allenamento variano in base ai periodi, in inverno spesso in palestra, per poi passare all’aperto durante le altre stagioni. Svolgo dai 4 ai 5 allenamenti la settimana, ma non sono sacrifici, mi sono sempre divertita a fare sport, è una sorta di valvola di sfogo che ho sempre usato».
A sentir lei sembra tutto facile...
«La grandissima disponibilità del mio allenatore e la flessibilità degli orari degli allenamenti mi hanno sicuramente aiutata, così come la presenza di qualche compagno con cui ridere e scambiare un paio di battute ha reso tutto più legger. Certo sono consapevole che non sarà sempre così e che nei prossimi anni sarà molto difficile conciliare l’atletica con lo studio-lavoro, ma lo sport é fondamentale della mia vita». —
A.S.
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