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Uno stadio senza i bimbi ma pieno d’alcol ecco tutte le norme anti-Covid per le partite

Andrea Munari
Uno stadio senza i bimbi ma pieno d’alcol ecco tutte le norme anti-Covid per le partite

L’oggettiva difficoltà nella rigida applicazione del protocollo sanitario rende difficile il ritorno in campo, almeno in C

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Andrea Munari / REGGIO EMILIA

Il diktat del mondo del calcio in Italia è diventato quello di tornare in campo. Non è ancora chiaro se si riuscirà a giocare tutte le partite oppure se si dovrà trovare ripiegare sui playoff. Quel che è certo però è che la Figc sta facendo di tutto perché i tre campionati professionistici possano concludersi. È già stato consegnato al Comitato Tecnico Scientifico il protocollo che dovrà essere adottato durante le partite.

Regole uguali per tutte le categorie, che dovranno essere rispettate per fare sì che il tutto possa svolgersi in sicurezza e limitando il rischio del contagio. Si parte dalla suddivisione dell’impianto in tre zone: interno dello stadio, tribune ed esterno stadio, con un numero massimo di capienza per ogni settore e con il totale dei tre che non deve superare le 300 persone.

L’arrivo allo stadio sarà scaglionato, con gli arbitri che saranno i primi ad arrivare, poi la squadra ospite e infine la squadra di casa, quest’ultima utilizzando mezzi propri e non il pullman. All’ingresso in campo non ci saranno i bambini ad accompagnare i giocatori, non ci saranno foto di squadra e nemmeno le strette di mano con gli avversari. Inoltre gli arbitri e i giocatori al momento dell’ingresso, all’intervallo e all’uscita dal campo dovranno sempre muoversi in momenti diversi. Niente proteste ravvicinate o capannelli attorno al direttore di gara. Gli spogliatoi dovranno essere arieggiati più volte prima e dopo le partite e, in caso di positività di un giocatore la norma prevede lo stesso iter previsto per gli allenamenti, con due settimane di ritiro per tutta la squadra. Le partite dovrebbero disputarsi in due fasce orarie, alle 18.45 e alle 21. I giocatori tramite l’Aic hanno bocciato la possibilità di giocare alle 15. Norme rigide che in Serie C non fanno altro che aumentare il malcontento di chi vorrebbe terminare qui la stagione. La Reggiana dal canto suo da settimane ha già ribadito di essere in grado di rispettare tutte le richieste della Figc e, così come i granata anche alcune formazioni che fin da subito hanno espresso il desiderio di tornare in campo. Ci sono poi alcune società inizialmente restie a tornare in campo come la Sambenedettese che nelle scorse ore si sono dette pronte a riprendere.

Il tutto nonostante le continue proteste dei medici sportivi di molte società che ritengono impossibile riprendere a giocare in Serie C, anche se una nuova idea potrebbe essere quella lanciata da Luca Leone ds della Ternana: far disputare i playoff solamente alle squadre che dal punto di vista economico e organizzativo sono pronte a farlo. Il prossimo passo ora sarà l’incontro del 28 maggio tra Spadafora e Gravina per capire che direzione prendere per concludere la stagione, ripartendo con la Serie A il 13 o il 20 giugno e poi a seguire la B e la C. Il 3 o il 4 giugno si terrà un nuovo Consiglio Federale che dovrà essere decisivo. —

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