Resta sul tavolo l’ipotesi di una B larga che renderebbe inutili i playoff alla ripresa
La riforma dei campionati è sempre all’ordine del giorno alla vigilia della decisione sulla ripartenza del calcio professionistico
lo scenario
LUIGI COCCONCELLI
Giocare o non giocare? Provare a ripartire o fermarsi qua? Il calcio, specie la serie C, brancola ancora nel buio.Un giorno uno non vuole più scendere in campo, poi scopre che l’idea di bloccare le retrocessioni è svanita ed allora guarda la classifica, s’accorge che in questo momento scenderebbe di categoria e ci ripensa. Tanto c’è tempo. Invero, non più tanto: adesso le date segnate in rosso sul calendario sono due. Domani, quando governo e federazione calcio s’incontreranno per fissare una volta per tutte il protocollo e decidere la ripartenza.
E poi il 3 giugno, quando è in programma una nuova riunione del consiglio federale, che potrebbe dire una parola definitiva sulla stagione della Reggiana. In quella sede, infatti, si potrebbe decidere per la riforma epocale dei campionati.
A parole tutti concordi, già prima della pandemia il calcio nostrano faticava a sopportare 100 squadre professionistiche, vanno ridotte, anche se poi a conti fatti c’è sempre qualcuno che si lamenta, che vorrebbe mantenere lo status quo.
L’orientamento è di fermare l‘asticella a 60 squadre professionistiche. Come? Già quando era presidente della lega pro, l’ultimo anno, per intendersi, della presidenza Piazza, l’attuale numero uno della federazione, Gravina, propugnava una C unica a 20 squadre e poi due gironi semiprofessionistici , a mò di cuscinetto con la lega nazionale dilettanti, la serie D, un ritorno a C1 e C 2. In queste ore ha ripreso a circolare l’idea di una B a 2 gironi, con conseguente scomparsa della lega pro, 2 o 3 gironi di C e 9 di serie D, tutte sotto il cappello della lega dilettanti. Anzi, voci, che al momento dagli addetti ai lavori vengono etichettate come indiscrezioni giornalistiche e nulla più, parlano di accordo raggiunto sulla parte più importante, la ripartizione dei proventi televisivi e della mutualità. Il presidente della lega B, Balata, in tal modo si porterebbe a casa la quota spettante alla Lega Pro, i soldi delle televisioni verrebbero suddivisi con un 60 % alle 20 di B ed il 40% a quelle che salirebbero dalla Lega Pro. Il presidente della Lega nazionale dilettanti aumenterebbe il peso politico, visto che aggiungerebbe al suo portafoglio i voti delle 40 società destinate a formare due gironi intermedi tra la B e la D. Le promozioni in A rimarrebbero 3, le due vincitrici di gironi di B ed una uscita dai play-off. 6 retrocessioni, 3 per girone. La riforma entrerebbe in vigore già dalla stagione 2020-2021. Non ci sarebbe bisogno di una stagione intermedia, perché il decreto “cura Italia” ha dato facoltà alla federazione di rivedere i format. Chiaro che se così fosse sarebbe superfluo far disputare i play-off di serie C, magari si potrebbe tentare di far finire il campionato per stabilire le 6 di ciascuno girone ( poi bisognerebbe stabilire le modalità di scelta delle altre 2 per arrivare a quota 20).
Dietro a tutto questo ci sarebbero pressioni di qualche club assai “potente”. L’indiziato numero uno, ovviamente, è De Laurentiis, patron del Bari, ma a spingere diverse altre. La Reggiana non commenta, ufficialmente non ha ricevuto nulla, ma è chiaro ed evidente che , potendo, spingerebbe in quella direzione. Con la benedizione del sindaco Vecchi. Reggiana che, anche se i criteri per il rilascio licenze verranno decisi nel consiglio federale del 3 giugno, ha già tutte le carte in regola per sedersi al tavolo: meriti sportivi, strutture, solidità finanziaria.
Chi si oppone a questa riforma? Sicuramente l’associazione giocatori, quella allenatori e quella dei direttori sportivi, con la motivazione che si perderebbero posti di lavoro per il passaggio dello status da professionista a dilettante, con ripercussioni sul diritto alla pensione. Anche se il passaggio al dilettantismo porterebbe con sé la defiscalizzazione, peculiarità, questa, che renderebbe più sostenibile la vita di tante società medio-piccole. E poi, forse, il tutto andrebbe concordato con il governo, al momento non vi è norma che regoli il semiprofessionismo e, se non si vuole per le società di C che non salirebbero in B passare in tutto e per tutto al dilettantismo, andrebbe previsto entro pochi mesi. —
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