Prandi, il reggiano che portò la pace nel basket «Così misi fine alla guerra tra ricchi e poveri»
L’ex presidente della Pallacanestro Reggiana guidò il “sindacato” delle società per un quinquennio, dal 2002 al 2007
Nicolò Valli / REGGIO EMILIA
La Lega Basket compie il mezzo secolo di vita e uno dei suoi protagonisti principali è stato di certo Enrico Prandi. Fondatore della Pallacanestro Reggiana nonché numero uno ai tempi delle Cantine Riunite, è stato presidente della LegaBasket nel periodo 2002-2007. Successivamente è stato anche presidente degli arbitri di basket. Ha insegnato management dello sport all’università Liuc, a Castellanza.
Prandi, come nacque la sua scalata verso la poltrona della Lega?
«Mi avvicinai al mondo della serie A con la prima storica promozione della Pallacanestro Reggiana in serie A, nel 1982. Due anni dopo entrai nel Consiglio direttivo di Lega e vi rimasi per otto anni. Fu un periodo molto importante perché lavoravo accanto a presidenti di tutto rispetto come Porelli e Gabetti, e potei affinare le mie conoscenze in ambito dirigenziale: fu una vera e propria scuola. Quando nel 1993 lasciai la presidenza della Pallacanestro Reggiana persi automaticamente il contatto con gli altri club, e per un po' non ebbi nessuna carica ufficiale».
Come si arrivò allora alla sua elezione?
«Intorno all’anno 2000 fui ricontattato e fui nominato vice presidente Fip, in seguito alla nomina di Petrucci come nuovo numero uno del Coni. Ripresi così a dialogare con i vertici del basket nazionale, ma per equilibri politici non fui rieletto. In quel periodo le società di serie A erano spaccate in due tra chi ambiva a posizioni di vertice e chi invece mirava ad un contenimento dei costi, e mancava il dialogo. Il presidente federale Maifredi mi nominò quindi Commissario ad acta per rimettere insieme i cocci e fui eletto all’unanimità nel 2002: fu un periodo non facile ma riuscì comunque a sbloccare quel braccio di ferro».
Il suo mandato fu caratterizzato da importanti novità ma anche da qualche polemica…
“Avevo maturato una certa conoscenza del settore che mi permise di portare avanti nuove iniziative come far sbarcare il basket su Sky per offrire un prodotto migliore, inserire la partita la domenica alle 12 ed introdurre diverse innovazioni tecnologiche che davano più sicurezza in merito al regolare svolgimento del match. Mi dimisi nel 2007 in seguito ad alcuni fattori destabilizzanti, tra cui il famoso caso Lorbek (Il tesseramento irregolare di un giocatore da parte di Treviso che vinse contro Reggio Emilia. Un risultato che fu impugnato dalla Pallacanestro Reggiana, ma inutilmente: Treviso fu penalizzata ma Reggio non evitò la retrocessione in A2 ,ndr)».
Poi la recente avventura alla guida degli arbitri…
«È stata un’esperienza abbastanza breve e non del tutto positiva».
Da ex presidente, che idea si è fatto sui cambiamenti in casa Pallacanestro Reggiana?
«Bisogna essere soddisfatti perché si è riusciti a trovare una soluzione per dare continuità ad un’era lunga e di successo come quella di Stefano Landi. Sono contento che i nuovi soci siano persone già vicine in questi anni alla società; in particolare mi fa piacere vedere il percorso importante che ha completato Enrico San Pietro, passato da allenatore a manager, così come il giovane Baroni. Le scelte tecniche fanno poi parte delle valutazioni, anche se a Alessandro Dalla Salda competenza ed esperienza non mancano». —
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