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Porte socchiuse negli stadi di Serie A I club ci provano

Guglielmo Buccheri
Porte socchiuse negli stadi di Serie A I club ci provano

Agnelli in Lega propone ingressi limitati Ipotesi al vaglio: fino al 25% della capienza 

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il caso



Qualcosa si muove. E qualcuno ci pensa. Il punto di partenza non ammette deroghe: il calcio che ricomincia, da noi, non potrà che essere a porte chiuse. Così, spazio alla creatività con la Lega impegnata a scrivere linee guida perché i club possano arrivare anche a produrre vere e proprie animazioni proiettate sui seggiolini vuoti. Quello che si muove è parte del mondo attorno ai nostri confini che ha già fatto un passo avanti. Complice la favorevole situazione legata all’emergenza coronavirus (in certi casi favorevolissima), realtà come la Polonia, l’Ungheria, la Serbia ed il Montenegro hanno riaperto le porte al pubblico, sebbene in rigido ossequio al principio del distanziamento sociale.

L’Italia che si prepara a tornare in campo ha l’agenda piena di casi ancora da risolvere – la modifica della quarantena su tutti – ma comincia ad affacciarsi il tema delle tribune da non lasciare, desolatamente, vuote. «Perché non cominciamo a ragionare, se le condizioni lo permetteranno, a consentire nel rispetto della sicurezza una piccola presenza di tifosi allo stadio? Altrove lo fanno o lo faranno con percentuali dal 10 al 25% della capienza degli impianti», la riflessione del numero uno della Juventus Andrea Agnelli ai margini dell’Assemblea di Lega di venerdì. Riflessione messa in campo e ragionamento che ha trovato presidenti attenti e sulla stessa lunghezza d’onda.

Le società, da qualche giorno, sono al lavoro per preparare uno studio di fattibilità per dare concretezza a questa strada e per metterlo a disposizione dei vertici del nostro calcio: saranno la stessa Lega e, soprattutto, la Figc a compiere la sintesi finale ed interloquire con il governo. I tempi? Forse per le tappe finali di questa stagione che riparte – non prima, comunque, della seconda metà di luglio –, più probabile per l’inizio del prossimo campionato a settembre. Il ministro per lo Sport Spadafora incrocia le dita perché la serie A arrivi fino in fondo e se fosse così non avrebbe alcuna preclusione ad affrontare la questione: prima occorre risolvere tutto ciò che può diventare una trappola sul cammino (la già citata quarantena ad esempio), poi si potrà pensare a come restituire un po’ di colore agli stadi visto che anche dalla comunità scientifica punto di riferimento del governo cominciano ad arrivare segnali positivi in questa direzione.

Il calcio ha ottenuto il via libera, il suo presidente Gravina sa che «servirà anche un po’ di fortuna per chiudere la stagione con questo format» e, intanto, si toglie qualche peso. «Sono state – dice a Sky Sport – settimane complicate, ho convissuto con mecenatismo e cialtronismo, ora so da chi guardarmi». In caso di nuovo stop temporaneo via ai play-off e play-out, se lo stop dovesse essere definito ecco la classifica cristallizzata e decisa da un algoritmo: a pesare sarebbe la media fra punti e gare giocate, più il parametro sul numero di sfide disputate fuori casa. —



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