«Vivere tutti insieme a Villa Granata ci faceva sentire invincibili»
L’attaccante Andrea Silenzi fu fra i grandi protagonisti di quegli anni «In carriera non ho mai più sentito l’affetto di quel periodo a Reggio»
L’I N TERVISTA
MARCO BERTOLINI
Tra tutti gli attaccanti della storia della Reggiana, Andrea Silenzi è sicuramente quello che ha lasciato i migliori ricordi. L’impatto di “Pennellone” - così era soprannominato il centravanti cresciuto nella Lodigiani - con la realtà granata, con la città e con i tifosi fu potente quanto inaspettato, e nonostante sia rimasto a Reggio soltanto due stagioni , le sue arrampicate alla rete della curva sud dopo i gol sono ancora nella memoria di tutti i tifosi.
Arrivato senza le luci della ribalta, Silenzi collezionò 32 reti in 67 presenze di cui 23 nell’annata 90/91, diventando l’attaccante perfetto per il sistema di gioco creato da Pippo Marchioro. Un gioco che portò il semisconosciuto Silenzi a vincere il titolo di capocannoniere della serie B.
L’inizio dell’avventura in granata, però, fu tutt’altro che entusiasmante, non è vero?
«Arrivai a Reggio perché Nico (Facciolo, ndr) caldeggiò il mio nome dopo che avevamo giocato insieme nell’Arezzo. Venni in sede per incontrare il ds Corni e il mister Marchioro. Ma il colloquio non andò proprio bene. Avevo vissuto una stagione non esaltante alla Lodigiani e Marchioro si aspettava un attaccante dal carattere irruente, cosa che io non ero, ma accettò comunque il mio arrivo anche se non era troppo convinto. Fortunatamente ha avuto modo di ricredersi».
Quale fu la sua prima impressione della città?
«Allora non ero molto abituato a viaggiare. Un po’ mi spaventava l’idea di allontanarmi così tanto da Roma, invece a distanza di tanti anni ancora ricordo il primo pranzo alla Pizzeria Sombrero, i cui proprietari da allora sono diventati miei amici, e la straordinaria accoglienza della città. In poco tempo mi sono sentito a casa e questo mi ha aiutato a fare bene in campo. Reggio Emilia è casa mia, non ho ricevuto da nessun’altra parte l’affetto che ho ricevuto in quegli anni». Cosa ricorda della stagione della promozione in serie B?
«All’inizio nessuno ci dava favoriti. Eravamo una squadra nuova con un allenatore nuovo e la brutta stagione precedente non ci ha messo messo tra le pretendenti alla promozione immediatamente. Nel girone di andata abbiamo avuto anche qualche battuta d’arresto, ma grazie al grande lavoro del mister nel girone di ritorno siamo diventati dei rulli compressori. Anche io che avevo iniziato con qualche difficoltà ma durante il campionato sono finalmente riuscito ad esplodere. Una cosa che sicuramente ci ha aiutato durante tutto il campionato fu l’ambiente di Reggio. Anche all’inizio quando i risultati stentavano ad arrivare nessuno ci ha messo pressione o contestato, e questo ci fece rimanere tranquilli. Nel momento in cui le cose hanno iniziato ad andare bene siamo stati sospinti da tutto l’ambiente e abbiamo vinto il campionato».
Secondo lei quale fu il segreto di quella squadra?
«Ci furono molti fattori che ci aiutarono a fare bene durante quell’anno, ma il fatto di vivere a Villa Granata rivestì un ruolo fondamentale per cementare il gruppo. Noi scapoli vivevamo tutti insieme e avevamo creato una sorta di famiglia. Ci sentivamo protetti e “in grazia di Dio”, andavamo tutte le mattina a fare colazione insieme alla bocciofila e stavamo bene insieme. Oggi non so se sarebbe possibile vivere un’esperienza del genere».
Che Andrea Silenzi sia indissolubilmente legato alla sua esperienza a Reggio Emilia lo sottolineano le ultime parole prima di lasciarci: «So che nelle ultime settimane ci ha lasciato una persona che rivestì un ruolo importante per noi giocatori in quegli anni. Voglio regalare un ricordo affettuoso a Gianni Manicardi che ci ha fatto passare momenti bellissimi. Gianni era una persona dal cuore d’oro e ha fatto di tutto per far sentire benvenuti dei giovani calciatori che erano lontani da casa. Mi rattrista molto che se ne sia andato». —
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