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Fresco di laurea in Usa Doctor Musso ora è pronto a stupire sui parquet italiani

Adriano Arati
Fresco di laurea in Usa Doctor Musso ora è pronto a stupire sui parquet italiani

il play reggiano Federico Mussini è tornato da New York «A Pesaro mi sono trovato a fare il leader e mi è servito»

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Adriano Arati

REGGIO EMILIA

Laureato e pronto a studiare sul parquet, pensando alle partite e al futuro fuori dal campo. Lo scorso fine settimana Federico Mussini ha completato il suo percorso di studi alla St. John’s University di New York, il college dove ha trascorso due anni come studente-atleta prima di far ritorno alla Pallacanestro Reggiana. "Musso" non ha però interrotto il suo percorso e pochi giorni ha completato il suo percorso in Sport Management ottenendo il Bachelor of Science. Una bella soddisfazione per un ragazzo che già giovanissimo, ai tempi dei precocissimi esordi in biancorosso, non aveva mai tralasciato gli studi. L’interruzione forzata del campionato gli ha permesso di accelerare nel suo cammino, arrivando alla laurea: «in questi mesi ho potuto dedicarmi agli studi e completare il ciclo», racconta.

Seguiva il corso in Sport Management. Anche in futuro, il basket rimarrà la sua vita?

«L’idea è quella, vorrei continuare a rimanere nel mondo dello sport anche quando non giocherò più, credo che le esperienze e le conoscenze che ho maturato e che maturerò mi potranno aiutare».

Adesso però è ancora tempo di pensare al parquet. Idee sul futuro?

«Adesso è impossibile dirlo, l’epidemia ha bloccato tutto e ha pure tolto risorse, tantissime squadre non sanno che budget avranno, che formazioni potranno allestire, che risorse potranno usare. Io sono libero, il contratto con Pesaro è concluso, vedremo».

Difficile districarsi, in un momento come questo...

«È ancora quasi tutto fermo. A parte le squadre di primissima fascia che hanno risorse certe e sicurezze sulle coppe europee, tutte le altre società sono molto indietro, c’è poco da fare».

Molte realtà parlano di riduzione delle risorse...

«Penso che sia inevitabile, questo cambierà le prospettive di molte squadre, anche nella costruzione della squadra».

A Pesaro, dove ha giocato quest’anno, si valuta anche l’autoretrocessione.

«Ho un enorme rispetto per quello che la società pesarese ha fatto in questi anni, ha sempre lavorato facendo la massima attenzione ai conti, senza mai commettere errori nella gestione, pur sapendo che questo avrebbe portato al rischio retrocessione».

Questa stagione eravate già praticamente in A2. Un bilancio?

«Eravamo una squadra davvero giovanissima, fra gli italiani come negli stranieri, e lo abbiamo pagato. All’inizio abbiamo perso alcune partite che magari avremmo potuto vincere, proprio per via dell’esperienza».

Ha inciso sul morale?

«Abbiamo continuato a pedere e la situazione non era facile da gestire, quando si perde sempre diventa difficile rimanere sereni, non è stato facile».

Lei comunque non ha fatto male. È contento?

«Il risultato complessivo incide anche su questo, non sono pienamente contento di quello che ho fatto, avrei potuto giocare meglio anche io, è stata comunque un’esperienza preziosa, mi sono trovato ad essere il più esperto del gruppo, un riferimento». —

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