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Basket serie A

Il nuovo coach Martino: "Al lavoro in simbiosi con il club"

Linda Pigozzi
Il coach Antimo Martino con l'ad biancorosso Alessandro Dalla Salda
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Il coach Antimo Martino con l'ad biancorosso Alessandro Dalla Salda

Nella sede della Landi Renzo di Corte Tegge è stato presentato il nuovo timoniere della Grissin Bon

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REGGIO EMILIA. È qui da un giorno o da mille?
Tre minuti, non di più, di presentazione ed ecco che la domanda prende forma.
Perché Antimo Martino, il nuovo allenatore della Grissin Bon cui ieri nella sede della LandiRenzo spa è stato dato per la prima volta il microfono in mano, sembra già perfettamente calato nel ruolo. Di uomo-società, prima ancora che di timoniere del team biancorosso, informe per forza di cose al momento.
Basta infatti una manciata di minuti per fugare pure l’ultimissimo dubbio sul perché nel ruolo di guida tecnica della nuova squadra ci sia lui e non più Maurizio Buscaglia, destituito e ora in cerca di una panchina.
Accarezzato dallo sguardo dell’ad Alessandro Dalla Salda che in più di un’occasione tradisce un certo orgoglio, il nuovo timoniere sembra già avere completamente il focus sul progetto reggiano.
Il passato è passato
Non ce la fa proprio, infatti, a svelare i retroscena della sua chiacchierata uscita dalla Fortitudo.
I saluti sono arrivati dopo due stagioni super, nelle quali il 41enne molisano ha prima riportato la Effe in serie A e poi l’ha spinta fino alla semifinale di Coppa Italia, mettendole oltre tutto in mano un biglietto per l’Europa.
Bologna dove pure continuerà a vivere sino a fine mese, fa però capire, è già lontana.
«Il percorso con la Fortitudo - spiega Martino - è stato positivo ma oggi è di Reggio che voglio parlare. Tutta la mia attenzione è sul futuro e sul percorso che inizio qui».
Qui - nessuno gliel’ha nascosto - dovrà da subito rimboccarsi le maniche.
Chiarissima infatti la premessa: «So perfettamente che c’è tanto da fare e questo non mi spaventa. Sin dai primi colloqui con Dalla Salda e con Barozzi ho avuto ben chiaro che c’era fiducia in me. La stima mi dà forza. Partire sentendo la fiducia del club è molto importante».
E poi, già da uomo-società, ammette: «Mi auguro che questa simbiosi con il club sia la nostra forza. Dobbiamo iniziare con umiltà, consolidare il progetto, per tornare in pochi anni là dove Reggio è stata».
Il progetto
Gli obiettivi del nuovo corso sono arcinoti. Consolidarsi e poi, passo dopo passo, progredire. Per riuscirsi la società ha legato a sè l’ex Fortitudo con un triennale, tenendosi un’opzione d’uscita al termine della seconda stagione.
Nell’annunciarne l’arrivo, lo stesso Dalla Salda dichiarò che il progetto è pure finalizzato al riportare Reggio in Europa.
In tal senso, Martino riuscì a inguaiare ben bene Reggio. La sera del 5 gennaio scorso, si prese in rimonta il derby con la Pallacanestro Reggiana, riportando l’Aquila biancoblu in Europa dopo una sfilza di stagioni ed escludendone la Grissin Bon.
Reggio ha quindi maturato un bonus? E a chiederlo, il nuovo coach, abbassa gli occhi e sorride.
La partenza
Non si guarderà però troppo avanti, in fase di ripartenza. Si comincerà infatti dal basso, tiene a ribadire.
Si partirà dai tanti giovani del nutrito gruppo di italiani sotto contratto.
«In questa prima fase dobbiamo capire chi è importante che stia con noi e chi sarà giusto mandare a giocare altrove per acquisire esperienza», rivela.
Di certo del nuovo progetto tecnico faranno parte l’esterno Leo Candi e il 19enne lungo Momo Diouf.
«Su Candi contiamo molto- dice convinto -. Parliamo di un giocatore molto moderno che può giocare sia play sia guardia e, inserito nel giusto contesto e con i giusti giocatori di supporto, ritengo possa far bene. Diouf non si è mai confrontato con un contesto senior e per lui dobbiamo immaginare uno spazio. Si tratta di un giocatore molto interessante sia dal punto di vista fisico sia da quello tecnico».
Glissa però con stile, il nuovo tecnico, su Peppe Poeta.
«Procederemo per gradi - spiega - prima andrà affrontato il discorso relativo ai giovani».
Anzi. Prima di tutto ci sarà da definire lo staff: «Ieri (martedì, ndr) ho affrontato i colloqui con lo staff per conoscere le persone che ne fanno parte e presto arriveremo a una decisione».
Fuori dal campo
«Oltre al basket ci sono principalmente i miei figli, di cinque e sette anni. A loro dedico il poco tempo che mi rimane dopo il mio lavoro che, come sapete, di tempo ne richiede tanto. Per il resto, ho una vita normale, nessun hobby o interesse particolare. Serate in famiglia o cene con gli amici. Poi amo leggere, biografie sportive principalmente. Ora sto leggendo “Il leader calmo”, la biografia di Carlo Ancelotti: un reggiano e anche un allenatore che stimo molto e da cui si può imparare che i grandi campioni si possono gestire in tanti modi differenti», sottolinea.
Bisogna necessariamente tornare nel mondo dei canestri, però, per trovare il modello cui il nuovo coach s’ispira: Zeljko Obradovic.
«È un allenatore che guardo con grandissima ammirazione. Mi agito anche io ma di sicuro non come lui. Ve ne accorgerete», ride strappando una risata all’ad, posto a distanza di sicurezza.
E ancora una volta nella sala conferenze della LandiRenzo viene da chiedersi se Martino è biancorosso da un giorno o da mille.
E se lo dirà solo il campo se mille giorni davvero saranno, il giorno uno si conclude con una certezza: il coach del nuovo corso è già uomo-società. La garanzia richiesta per ripartire.

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