Ana, la campionessa che a Reggio ha costruito la sua rinascita sportiva
REGGIO EMILIA
Trentasette anni, cresciuta in Romania ma italiana a tutti gli effetti e residente nel territorio reggiano, Ana Maria Vitelaru rientra tra i circa cento iscritti di Obiettivo 3, il progetto creato dal pluricampione paralimpico Alex Zanardi. Lo scopo? Come indicato dal nome, portare almeno tre tesserati alle Olimpiadi di Tokyo. L’italo-rumena è ormai tra le numero uno a livello mondiale della specialità handbike, la stessa di Zanardi, e ha messo la rassegna a cinque cerchi nel mirino.
«La mia storia parte da lontano- racconta- quando un incidente mi ha costretto ad una amputazione trans-femorale, ed ho così dovuto ripensare la mia vita. Sono sempre stata una sportiva e per qualche anno ho giocato a basket in carrozzina, arrivando fino in Nazionale. Ad un certo punto però ho smesso perché ritengo che il divertimento sia alla base di tutto, e mi sono avvicinata al mondo dell’handbike. Già prima dell’incidente il mio sogno era quello di fare trekking di montagna, e così ho voluto provare a seguire questa strada: sfruttando il mio lavoro part-time mi sono allenata duramente con le protesi, arrivando sino a camminare 8.5 km su un sentiero montanaro. E dire che mi avevano detto che non ce l’avrei mai fatta…».
Abbandonata la palla a spicchi l’atleta si è dedicata alla nuova disciplina, con risultati eccellenti:«Era il 2015 e giocavo ancora a basket- continua Vitelaru- quando ad un torneo ho provato casualmente la bici a mano, e me ne sono innamorata. Ho continuato a giocare a pallacanestro perché non mi piace lasciare le cose a metà, ma due anni dopo tramite una ragazza ho conosciuto Pierino Dainese, presidente di Anmil Sport Italia, il quale a sua volta mi ha fatto conoscere Zanardi. Alex è proprio così come lo si vede in televisione: sorridente, solare e sempre di buon umore. Da lì a poco tempo mi sono iscritta ufficialmente ad Obiettivo 3, che raggruppa atleti da ogni parte d’Italia».
Da quel momento l’ascesa della ragazza è senza pause, tra medaglie e podi. Nemmeno l’emergenza sanitaria ha fermato la forza di questo collettivo, unito seppur a distanza per reagite alle disgrazie capitate: «Nel 2018 vinco una medaglia d’oro e vengo contattata dal Ct della Nazionale italiana, che mi chiede di organizzarmi con il lavoro per raggiungerlo in Belgio per la Coppa del Mondo. Gara dopo gara la mia bacheca si è arricchita di medaglie e podi, e se non ci sono variazioni l’anno prossimo parteciperò per la prima volta alle Olimpiadi. I nostri percorsi a cronometro durano solitamente non meno di 18 km, mentre per le tappe in linea si arrivano a superare i 50 km. L’emergenza Covid? Purtroppo tutte le competizioni ufficiali sono state rimandate- chiude Ana Maria Vitelaru- ma siamo comunque rimasti attivi, perché non si molla mai». —
NICOLÒ VALLI
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