«È un autogol la decisione di non far ripartire il calcio femminile»
La 33enne reggiana Fabiana Costi, attaccante dell’Inter «È la dimostrazione che il mondo maschile è lontano»
Alessandro Zelioli
REGGIO EMILIA
«Credo si sia persa una bella opportunità per dimostrare che il calcio femminile sta sempre più azzerando il divario con quello maschile. Certo la scelta non era facile, ma decidere di non far ripartire il nostro movimento, credo sia un autentico autogol».
Così Fabiana Costi, 33enne attaccante dell’Inter, commenta la decisione presa lunedì dalla Figc che per bocca del presidente, Gabriele Gravina ha definitivamente messo la parola fine sul campionato di calcio femminile.
Il campionato, dunque, non riprenderà nonostante da un anno a questa parte, cioè da quando la Nazionale del ct Milena Bertolini, anche lei “testa quadra” come la Costi, fece un’ottima impressione ai Mondiali, destando curiosità e facendo crescere a dismisura la popolarità di uno degli sport più declinati al maschile del pianeta.
«Sì - rimarca con dispiacere il bomber neroazzurro - se ripenso a quanto accaduto negli ultimi dodici mesi c’è di che rammaricarsi. La Nazionale che esce ai quarti divenendo la vincitrice morale della competizione. Il ct Milena Bertolini che riesce finalmente a sdoganare il nostro sport che arriva a un passo dal professionismo. E dal punto di vista personale, l’Inter che ritorna in serie A mentre io ne vesto i colori. Poi l’infortunio al ginocchio e il Covid e ora, quando tutto sembrava messo alle spalle, la decisione di chiuderla qui. Non credo sia un bene per il movimento».
Perché?
«Prima di tutto mettiamo davanti la salute e il rischio: senza protocolli certi e sicurezza per le atlete, i tecnici e chi gravita attorno al nostro mondo, non sarebbe stato giusto neppure pensare di partire. Ma se la serie A maschile ha trovato il modo, perché noi no? Forse allora non è vero che il calcio femminile si è avvicinato a quello maschile».
Magari la crisi economica ha colpito maggiormente lo sport dilettantistico, quindi voi come tante altre società, siete maggiormente in difficoltà?
«Ecco...è proprio questo il punto. Se è vero che un anno fa si parlava di professionismo per le donne, se tanti hanno usato il momento “caldo” del Mondiale per salire sul carro del nostro movimento, ebbene, questo era il momento di andare a punto. Si doveva chiudere quella partita. A quel punto, l’intero movimento avrebbe avuto maggior forza anche per poter sedere a un tavolo e far sentire la propria voce. Invece non è stato possibile e questo farà fare al calcio femminile, molti passi indietro».
Sareste state pronte?
«Questo è un altro aspetto che andava messo sul piatto della discussione. I maschi hanno iniziato qualche settimana fa. Noi non potevamo. Questo significa che, anche se si fosse deciso di riprendere e chiudere la stagione con le sei partite che mancavano, noi atlete non saremmo state nella condizione fisica di affrontare un simile tour de force per la mancanza di preparazione e di collettività. Un aspetto positivo dell’aver chiuso qui è che ora, probabilmente, la nuova stagione potrà iniziare a fine agosto e consentire alla Nazionale di arrivare agli impegni di qualificazione agli Europei 2022 in una condizione accettabile».
Con chi ce l’ha in particolare?
«Con nessuno e con tutti. Non è facile decidere, perché chi lo fa deve tenere in considerazione migliaia di fattori. La nostra idea, da giocatrici, era comunque che non si potevano accettare algoritmi o ipotesi di playoff e play out a tre. Si doveva giocare tutte o nessuna. E così è stato».
Lo scudetto non verrà assegnato, mentre la retrocessione dell’Orobica pare cosa fatta. Lo ritiene giusto?
«No. I giochi erano aperti tanto in testa come in coda. Certo la Juve con nove punti di vantaggio sulla coppia Milan e Fiorentina e una partita in più, pareva molto vicino allo scudetto. Così come le bergamasche con dieci punti dalla zona salvezza potevano sembrare condannate. Ma con sei partite ancora da giocare, c’erano molti punti in palio e il calcio ci ha abituato a ribaltoni clamorosi. No, se non c’è un vincitore non deve esserci neanche un vinto».
Cosa vede nel futuro di Fabiana Costi?
«Una famiglia e la possibilità di rimanere in questo ambiente».
È pronta a diventare mamma?
«Perché no...».
E nel suo prossimo futuro calcistico cosa c’è?
«Devo ancora decidere cosa voglio fare. A 33 anni ho ancora qualche chance da giocarmi». —
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