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Quando Albinea vinse il torneo grazie al miracolo di don Baisi

Aldo Spadoni
Quando Albinea vinse il torneo grazie al miracolo di don Baisi

Settant’anni fa la squadra collinare si imponeva a sorpresa nell’evento calcistico Un trionfo possibile grazie a un prete dalle grande doti di manager e motivatore

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Aldo Spadoni

ALBINEA

L’anno in cui il Torneo della Montagna si ferma, diventando solo virtuale a causa della pandemia, sarebbe stato con ogni probabilità anche quello del ritorno in campo di una squadra di Albinea, lo United, società nata nel 2017 dopo la fusione tra il team del capoluogo ed il Bellarosa. Un anno particolare, che sarebbe caduto a 70 anni esatti dalla vittoria del team collinare avvenuta nel settembre 1950 a Carpineti. Erano gli anni che precedevano il grande boom dei tornei appenninici estivi, dove per alcune stagioni avevano addirittura convissuto Torneo della Montagna e Torneo dell’Amicizia, con più squadre partecipanti dello stesso comune e dove il campanilismo era la linfa insostituibile di queste manifestazioni. Tutti i comuni e anche le piccole frazioni aspettavano giugno per potersi iscrivere a queste manifestazioni che domenicalmente richiamavano in Appennino migliaia di persone.

Il Montagna dei primi quaranta anni di storia non va paragonato a quello attuale. In tempi recenti è cresciuto il livello tecnico, ma la manifestazione non è più quella dove i giocatori sono soltanto quelli locali, quelli che appassionavano intere generazioni.

A fine millennio Albinea venne poi rappresentata sempre dall’U.S. Borzanese, la squadra guidata dal trio Rinaldi-Castellari-Mora capace di ottenere ben tre “scudetti” dal 1997 al 2000.

Festeggiando quel 70° anniversario della vittoria albinetana ci sono da ricordare anche aspetti molto particolari sia per la squadra che per il torneo: in primis l’allenatore era un prete, don Corrado Baisi, e alla finale il team arrivò solo vincendo un ricorso. Don Baisi insegnava al seminario di Albinea, dove attualmente vi è la Rsa e proprio lì vi erano due campetti dove i ragazzi de “La Fola” si ritrovavano a giocare. Il prete, unendosi al Montericco dei fratelli Spadoni, allestì una squadra capace di un’impresa che alla vigilia sembrava un sogno. Don Baisi era un vero e proprio trascinatore e un manager calcistico: per finanziare la squadra organizzava feste e serate danzanti nel locale all’aperto della “Pergola”, situato nel centro del paese. La squadra era seguitissima anche in trasferta, mentre le gare casalinghe si giocavano sul polveroso campo di via Morandi, dove oggi sorgono una bella zona residenziale e la biblioteca comunale. Un campo allestito in fretta e furia (come tutti gli altri nel Dopoguerra), dove l’erba era praticamente inesistente e la recinzione bassa: quando il pallone di vero cuoio legato artigianalmente la oltrepassava, rotolava nella profonda scarpata a fianco del terreno di gioco (quindi per riprendere la gara si doveva attendere che lo stesso venisse recuperato). In quel 1950 l’Albinea nella fase di qualificazione, dove erano otto le squadre partecipanti, vinse le gare con Ciano e Villaminozzo ma perse entrambe quelle con Castenovo Monti; a quel punto il ricorso per il caso dell’atleta Manuelo Cavazza che sembra non avesse la cittadinanza italiana. Dopo due settimane di attesa arrivò il verdetto che portò l’Albinea alla finale che si disputò il 3 settembre 1950 a Carpineti contro il Baiso. Fua una partita equilibratissima risolta ai supplementari da una rete di Vezzani II che fissò il finale sul 2 a 1.

Questa la formazione che vinse quell’edizione del Torneo della Montagna: Lombardini, Munari, Chiossi, Ruozzi, Ravazzini, Ferrari, Torricelli, Cosmi, Vezzani I, Vezzani II, Campari. —

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