Gli anni del Piolo di don Brenno quando il calcio era una missione
Il sacerdote dal ’72 finanziò un nuovo centro sportivo e puntò sul pallone per coinvolgere i giovani del paese e tutti i residenti nella vita della parrocchia
Aldo Spadoni
LIGONCHIO
Sfogliando le pagine della storia del Torneo della Montagna si ritrovano personaggi e episodi che racchiudono spunti di grande interesse. Ci sono personaggi che a distanza di anni sono ricordati per le loro imprese sportive e non.
Il Montagna è una manifestazione che il Centro Sportivo reggiano creò nel 1948, quando l’Italia era alle prese con la ricostruzione e provava a curare le profonde ferite lasciate dalla guerra. L’Appennino e la sua gente pagarono a caro prezzo il conflitto, basti pensare ai Martiri di Minozzo, Cervarolo e della Bettola. Quindi il calcio fu una delle prime idee nate per far tornare la vita anche in piccoli centri. Piolo ad esempio è una piccola frazione del comune di Ligonchio a 1340 metri di altitudine, arroccata sul crinale che funge da spartiacque tra Emilia Romagna e Toscana.
Il Piolo entrò in una di quelle pagine del Torneo della Montagna grazie ancora una volta ad un prete, don Brenno Zecchetti; dal 1972 il sacerdote calamitò l’attenzione di tutti, anche dei media nazionali, non solo per il calcio, ma anche per le sue guarigioni.
Capì subito che lo sport poteva essere l’arma per riportare in parrocchia i giovani, che erano attratti dalle tante occasioni di divertimento notturno. Tra Piolo e Cerrè Sologno ci sono pochi chilometri e la “Sapoteka” era una discoteche più frequentate dell’Appennino, come la Tavernetta a Cervarezza. Quindi don Brenno penso bene di costruire un nuovo campo sportivo, finanziare la squadra, iscriversi al Montagna ed organizzare un torneo notturno tra i più belli di quei tempi, calcato dai migliori giocatori del panorama dilettantistico non solo reggiano. Piolo divenne ben presto uno dei centri sportivi estivi più frequentati, con gli spalti sempre affollatissimi e con tanti ragazzi che gravitavano nell’ambiente parrocchiale. L’atmosfera che si creava prima e dopo le gare, era magica e speciale. Prima perché don Brenno non mancava mai di ricordare tramite il suo inseparabile megafono i valori morali da tenere sia dentro che fuori dal campo e dopo per le cene che si svolgevano in canonica. Però va detto che quando il suo Piolo subiva una rete oppure un torto arbitrale per qualche secondo abbandonava lui stesso il suo proverbiale aplomb. Le cene spesso coinvolgevano sia arbitri che inviati della stampa e duravano fino a tarda notte, con il parroco impegnato a raccontare aneddoti che spesso lasciavano i presenti sbigottiti.
Tante le stranezze di quel prete che sembrava apparso da un altro mondo, quasi incantato, sempre attorniato dalla sua inseparabile scimmia, da un pappagallo e da un gatto. Era noto anche come guaritore (aspetto che lo rese anche controverso): da lui arrivavano molti fedeli e persone con varie patologie da varie parti d’Italia. Sulla sua esperienza di prete a Piolo di Ligonchio, venne anche scritto anche un libro dal titolo “Uomo di Dio ”, scritto da Marco Fornaciari.
Don Brenno Zecchetti è scomparso nel 1985 all’età di 69 anni. —
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