Colucci: «Il Bari? Nessuno vince prima di giocare E voi avete Alvini...»
«In questi spareggi conterà molto l’aspetto mentale per questo l’allenatore di Fucecchio sarà fondamentale»
L’INTERVISTA
LUIGI COCCONCELLI
Un calcio in apparenza senza padroni a casa propria, senza soste, nemico di chi ha muscoli fragili e fiato corto. In serie A come in serie C, ecco il calcio ai tempi del corona virus. Un calcio, però, nel quale più che mai la differenza finirà per farla l’aspetto mentale, la determinazione, la voglia. Almeno così’ la pensa Leo Colucci, ex giocatore ed allenatore della Reggiana. Del resto per lui, sia quando scendeva in campo sia nella vita da tecnico, l’aspetto caratteriale è sempre venuto prima di quelle tecnico o tattico. In attesa di una chiamata (“al momento non c’è niente, ma la squadre cominceranno a muoversi a metà luglio, la situazione è quella degli anni scorsi a maggio” ) il buon Colucci accetta di scambiare quattro chiacchiere. Con una premessa, non è disinteressato, a distanza tifa Reggiana. Perché dalle nostre parti ha lasciato un pezzo di cuore, anche se l’ultima esperienza da allenatore non è andata benissimo.
«Saranno- dice Colucci- playoff strani, in cui i valori tecnici un poco si azzerano, sul piano fisico partono tutte più o meno alla pari, conterà il fattore campo, ma soprattutto la concentrazione, la determinazione, la personalità».
Opinione diffusa è che la gran favorita sia il Bari…
«Nessuno vince prima di giocare, lasciamo perdere dietrologie, il giudice unico sarà il campo ed il Bari la promozione dovrà meritarsela lì, sul terreno, il ruolo di gran favorita ti mette addosso anche una pressione maggiore, poi lasciatemi dire che per quanto visto in campionato Reggiana e Carpi mi sono parse le meglio organizzate, le più convincenti, ma qua si gioca in gara secca, è tutta un’altra cosa».
Finora , almeno a giudicare dalle prime partite che si vedono, pare di essere in estate, alla ripresa dopo la pausa...
«Non mi preoccuperei, è come rimettersi in sella dopo 5 o 6 anni che non vai in bicicletta, ti bastano poche pedalate per riprendere confidenza, rimettere le cose a posto, poi è vero che in partita ad eliminazione diretta il dettaglio, l’errore può essere pagato a prezzo maggiore, ma sarebbe stato così anche senza pandemia».
La Reggiana tornerà a giocare una partita, e da dentro o fuori, dopo oltre quattro mesi e contro chi avrà nelle gambe almeno una gara o due, può essere un handicap serio?
«Sì, può incidere, specie nella tenuta dei 90-95 minuti, mi auguro che la Reggiana riesca ad organizzare qualche amichevole».
Pare problematico con i protocolli trovare un avversario disponibile, A e B hanno il calendario zeppo, in C rischi poi di trovarti di fronte nei play-off..
«Ed allora, ma non ho dubbi in proposito, dovrà essere bravo Alvini ad organizzare partitelle in famiglia con i giusti ritmi, l’intensità adeguata».
Si giocherà a porte chiuse, mai capitato. Cosa cambia?
«A me una volta è capitato, ma non ricordo in quale occasione, solitamente le motivazioni debbono essere intrinseche, le devi trovare in te stesso, non importa se giochi davanti a 100, mille o diecimila persone, certo che l’apporto del pubblico a Reggio è importante, si fa sentire».
Chi ci guadagna e chi ci perde?
«A livello di giocatori chi ha più personalità, carattere non ci rimette nulla, diverso è per chi deve essere continuamente pungolato, stimolato».
Da questo punto di vista con Alvini si va sul sicuro…
«Sì, lui è uno passionale, si fa sentire prima e durante la partita, con lui cali di tensione la Reggiana non dovrebbe averli ed è un fattore positivo perché, rischio di essere ripetitivo , determinante sarà l’aspetto mentale, caratteriale».
Una nota personale, davvero non ha nulla in vista?
«No, ma è presto , poi bisogna vedere anche se ci sarà e come sarà questa benedetta riforma».
Già, tutti parlano di serie C dai costi insostenibili, di in gestibilità e poi , però, se si parla di riduzione, semiprofessionismo tutti si ribellano, nessuno vuol essere escluso. Colucci una ricetta ce l’ha?
«Per una serie C che sia sostenibile basterebbe che le squadre di A rinunciassero ad un acquisto e destinassero queste risorse alla terza serie. Adesso davvero ci si rimette, ci vuole un presidente tifoso». —
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