Gazzetta di Reggio

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Gravina: «Senza pubblico non sembra vero calcio»

Paolo Brusorio

Il presidente della Figc soddisfatto per la ripresa del campionato «In questi tre mesi c’è chi ha ragionato in base al proprio orticello» 

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l’intervista



Con una certa soddisfazione Gabriele Gravina vivrà questo sabato. Non un sabato qualunque: due recuperi segnano il secondo via al campionato e, in fondo, anche se non vuol sentirselo dire, la vittoria del presidente della Federcalcio, primo difensore dell’azienda pallone e della ripresa.

«Non sarò il becchino del calcio», disse il 19 aprile e la frase fece il giro del mondo. Ricorda quella sera?

«Eccome. Il partito del no spingeva, la Francia chiudeva il campionato e la frase mi uscì dal cuore. Eravamo nel pieno della tragedia e c’era chi voleva mettermi all’angolo, feci capire che non ci erano riusciti».

Oggi quanta soddisfazione proverà alla palla al centro?

«Molta, ricompensa me e i miei collaboratori per gli attacchi subiti, tensioni superate grazie al gioco di squadra»

Ha scoperto più amici o più nemici?

«È nelle difficoltà che le persone rivelano la propria natura e lealtà. Ho fatto una certa selezione. C’è chi mi ha deluso, ma cerco di cogliere il lato positivo: almeno hanno gettato la maschera e ho capito chi sta da una parte e chi dall’altra».

I nomi?

«Non sono vendicativo. Non mi interessa fare nomi, processi o distribuire meriti, ma recuperare le energie disperse per tamponare i troppi attacchi».

Calcio sempre al centro del fuoco, quello amico compreso: perché?

«Perché si è sempre complicato la vita da solo, ha voluto vivere troppo spesso in maniera egoistica. Distaccato rispetto al sistema che lo sorregge. Atteggiamento che abbiamo pagato, ma credo fin dal primo giorno della mia gestione di aver frantumato la campana di vetro sotto cui viveva».

Si aspettava maggiore appoggio dal presidente del Coni Malagò?

«Rispetto le diverse opinioni e le diverse ragioni politiche se portano a un confronto, se sono animate dalla voglia di condivisione e non da simpatie o antipatie personali. La questione non sono i rapporti con Malagò, mi aspettavo maggiore condivisione anche dall’intero sistema. Solo perché all’inizio del lockdown abbiamo detto che il calcio faceva da volano al sistema siamo stati aggrediti e tacciati di arroganza. Non chiedevamo privilegi, ma il riconoscimento della nostra centralità. Ma c’è chi ha ragionato in base al proprio orticello».

Sarà dura fare pace con il presidente del Coni?

«Appianeremo le divergenze, conosciamo il nostro ruolo».

Pesi e contrappesi elettorali farebbero pensare che si è giocato il mandato bis con questa sua battaglia?

«Sarebbe preoccupante se venissi giudicato solo per questi tre mesi. Non credo sarà così, dovessi ricandidarmi mi farebbe piacere essere valutato per la progettualità della mia gestione».

Era all’Olimpico per la finale di Coppa Italia, che calcio ha visto?

«C’erano euforia e speranza per la ripartenza, ma spettacolo monco senza pubblico».

Quando apriranno gli stadi?

«Quando saremo definitivamente al riparo dal virus grazie al vaccino».

Quindi porte chiuse per tutto questo campionato?

«In attesa del vaccino non chiediamo sconti ma di essere trattati alla pari di altri settori dello spettacolo, come il teatro e gli eventi all’aperto. Siamo pronti, devono darci il via».

Le scene di Napoli non aiutano?

«Inutile dirlo, è stato un comportamento negativo. Ma 25 milioni di telespettatori per tre partite ci dicono della enorme voglia di tornare a vivere il calcio con tutti i suoi riti».

In Germania e in Inghilterra abbiamo visto calciatori in ginocchio dopo un gol in segno di protesta contro le discriminazioni. Da noi nessuno. Il nostro calcio è meno sensibile?

«Intanto ci sono stati pochi gol. Ma dettaglio a parte, non siamo meno sensibili e le nostre società l’hanno dimostrato più volte in passato»

C’è la paura dei singoli ad esporsi allora?

«Siamo stati attanagliati da quello che ci è successo, dai nostri lutti. Non posso pensare che il nostro campionato abbia una diversa percezione verso il razzismo».

Il calcio avrà imparato la lezione dalla grande paura?

«Sarebbe un doppio fallimento se non fosse cosi».

La Lega farà le valigie sul modello inglese?

«Non credo. Un conto è dire, un altro è fare. Se andassero via per noi sarebbe pure più facile il rapporto: la Premier prevede il diritto di veto da parte della federazione, la scissione sarebbe svantaggiosa per i club. Converrebbe solo a noi».

Calcio femminile: brutta botta lo stop.

«Ho provato fino in fondo a garantire un verdetto sul campo, ma le calciatrici e soprattutto le società hanno preso un’altra strada penalizzate come sono dall’attuale status dilettantistico. Ma il consiglio federale del 25 giugno sarà dedicato in gran parte a loro»

Per dire cosa?

«Voglio giocare al rialzo. Stabiliremo una data per cui in tempi rapidi le ragazze arriveranno al professionismo, alla parità di diritti».

Il campionato è sospeso, ma assegnerete lo scudetto alla Juventus Women?

«Con nove punti di vantaggio mi sembrerebbe un atto di grave ingiustizia non farlo. Proprio come in Francia hanno deciso con il Psg».

Da qui alla fine ci sono 124 partite da giocare. Ne scelga una da vedere.

«Mi autoinviterei al quarto di finale dell’Atalanta in Champions. Per come gioca e perché simbolo della rinascita di una città che più di altre ha pagato in termini di morti la pandemia». —



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