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«Cura e lavoro personalizzato faranno la differenza in campo»

adriano arati
«Cura e lavoro personalizzato faranno la differenza in campo»

Il club ha deciso di puntare ancora sul preparatore Matteo Del Principio 

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l’intervista

adriano arati

«Quella che mi è stata concessa è una doppia fiducia, sono ancora più motivato». Non nasconde la soddisfazione per la conferma di Pallacanestro Reggiana, il preparatore atletico Matteo Del Principio, che ieri ha trovato un accordo per il rinnovo annuale della collaborazione con il club.

«È un doppio attestato di fiducia, in una stagione in cui la condizione fisica sarà ancora più importante», racconta il 33enne di Atri.

Una fiducia arrivata anche da un nuovo tecnico. Un altro segnale?

«Devo dire che sono arrivate risposte positive su di me da tutti i campi, ne sono molto contento, queste reazioni hanno fatto sì che coach Martino scegliesse di continuare con me, sono pronto a fare del mio meglio».

Come si preparano atleti reduci da un periodo così peculiare?

«Ci saranno poche pause, credo, perché con la Supercoppa a fine agosto si dovrà iniziare prima, ancora di più conterà la cura del dettaglio, del percorso personalizzato».

Anche questo finale di stagione proseguirà più del solito?

«C’è grande volontà da parte di tutti di fare tutto ciò che è necessario, non solo quello che si è sempre fatto, la società ha la mia disponibilità a prolungare il lavoro prima di una piccola pausa e di ricominciare nei tempi giusti per arrivare pronti alla Supercoppa».

Questi mesi senza attività completa, cosa hanno comportato?

«Durante l’emergenza ci siano mossi con la consapevolezza di cosa si potesse mantenere e di cosa si poteva andare a perdere, ora che possiamo allenarci quasi normalmente si dovranno curare quegli aspetti che per forza di cose sono stati trascurati, e mantenere quelli su cui si è potuto lavorare».

Una bella sfida?

«Nasco sportivo e sono agonista dentro, questo sarà un motivo per metterci ancora più grinta».

Ha parlato di percorsi differenziati per ogni singolo giocatore. È quella la chiave?

«Sì, ci sarà ancora più bisogno di individualizzare il lavoro, ci sono tanti metodi, il segreto sarà personalizzarli sui dodici atleti, lavorando su ogni individuo e non come se fosse un polo unico omogeneo, sarà la cura del singolo a fare la differenza». —

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