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Così lo sport crea integrazione il caso del Terzo Tempo Csi

Così lo sport crea integrazione il caso del Terzo Tempo Csi

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REGGIO EMILIA

Sport e disabilità, un tema sempre più attuale su cui tutti gli enti di promozione sportiva si stanno impegnando. Sul portale della Fondazione per lo Sport, nei giorni scorsi, è stato il presidente del Csi reggiano Alessandro Munarini a raccontare il progetto “Terzo Tempo”, una iniziatica che mira a creare contesti di inclusione tra ragazzi normodotati e disabili degli istituti superiori reggiani. Ospite d’onore il reggiano Francesco Messori, capitano della Nazionale amputati.

«Il Terzo Tempo non coinvolge solo ragazzi disabili - ha spiegato Munarini -, ma anche quelli che hanno abbandonato prima del tempo l’ambiente scolastico o i senza fissa dimora».

Il contesto scolastico reggiano vede coinvolti «ormai da anni - ha aggiunto - l’istituto Motti, Galvani, Zanelli, per un anno anche il Chierici. Sono tutte realtà che hanno la sensibilità di coniugare la scuola e lo sport, creando una preziosa opportunità di inclusione».

A testimonianza della stretta collaborazione tra il Csi e i professori in primis, hanno partecipato alla diretta anche Claudio Attolini, docente di ginnastica al Motti, e Lucia Spreafico, docente del liceo Corso di Correggio.

A sottolineare l’importanza dello sport come momento di integrazione tra i diversamente abili e i cosiddetti normodotati sono stati due insegnanti delle scuole superiori reggiane. «I momenti di inclusione e amicizia che nascono in questi contesti sono straordinari - ha detto Attolini -, lo sport è unico nell’offrire certe possibilità». «Lo sport aumenta l’autostima e l’autonomia - ha considerato la professoressa Spreafico -. Mai come oggi dovrebbe essere molto più considerato nel sistema scolastico, perché assistiamo sempre più a un aumento delle fragilità». Il momento clou della trasmissione è stato, sul finale, l’intervento di Francesco Messori, capitano della nazionale calcio amputati, che otto anni fa è riuscito grazie al Csi a creare una squadra «e portare in tutta Italia la nostra testimonianza», ha detto Messori. «Io sono nato senza una gamba - ha raccontato -. Da piccolo, con una protesi, ho sempre giocato con ragazzi normodotati ma poi ho capito che non faceva per me. Peggiorava solo la mia condizione naturale, impedendomi di fare certi movimenti. Così, a dieci anni, è iniziata la mia vita in stampelle». —

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