Gazzetta di Reggio

Sport

Allenatori cacciati e giocatori cattivi La dura fase 2 della A

Guglielmo Buccheri

Più di 60 sanzioni disciplinari in 14 partite E le porte chiuse svelano le imprecazioni 

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il caso



Un calcio diverso. Forse condizionato da paure prima sconosciute e, comunque, sotto ritmo e meno avvincente. Così si annunciava la ripartenza della nostra serie A e, così, in parte è stata: sul giudizio estetico è difficile entrare e la questione non può che rimanere senza verdetto definitivo. Di sicuro c’è un’abitudine che non si è persa (purtroppo) e un modo di vivere i 90’ secondo i soliti schemi, presenti a sempre e sopravvissuti alla lunga pausa.

Purtroppo non si è persa la voglia di alzare la voce, di urlare e protestare: pochi i capannelli attorno al direttore di gara in ossequio al metro e mezzo di distanziamento, moltissime le frasi, anche blasfeme, da lontano. In cattedra sono saliti gli allenatori. Una cattedra da dove dovrebbero lanciare messaggi opposti e non quelli ascoltati ed amplificati nel silenzio di stadi deserti. La lista in ordine cronologico: D’Aversa (Parma), Gasperini (Atalanta), Iachini (Fiorentina), Pioli (Milan) e Conte (Inter). Sono loro i cattivi, con colpe non tutte uguali nella loro gravità: Gasperini e Iachini sono stati espulsi, gli altri tre ammoniti con Conte che salterà la prossima trasferta dei nerazzurri a Parma per somma di cartellini gialli.



Le porte chiuse si accompagnano alla varietà delle voci tecniche che, altrimenti, non sarebbero percepibili: in panchina si vincono e perdono i duelli e, a volte, le staffe. In campo, la ripartenza è più vera di quanto potessero pensare gli scettici. Veri sono i contrasti, verissimi i falli di gioco: cinque gli espulsi fino ad ora durante le quattordici gare al tempo del coronavirus (Borini, Cigarini, Caceres, Danilo e Skriniar, quest’ultimo per tre giornate dopo le offese all’arbitro Massa), 55 i cartellini gialli.

Una media di quasi quattro sanzioni disciplinari a partita, che non può essere comparata con qualcosa accaduto in precedenza, ma che ha il peso ingombrante e, per certi aspetti, naturale del gioco del calcio.



La serie A è nuova nelle sue modalità e nella sua versione. Le proteste ed i falli no: la ripresa non li ha cancellati e se i secondi testimoniano come il campionato sia più vero di quanto pensato, le prime dovrebbero scomparire e non lo fanno. I giocatori sembrano aver capito il clima meglio di chi li guida da bordo campo perché a stonare sono, come detto, le ammonizioni o espulsione dei tecnici ribelli.

L’arbitro sente tutto e se con il pubblico è il quarto uomo a segnalargli le cattive maniere degli allenatori, stavolta agisce da solo: superato il limite, non c’è scampo. Gasperini, Iachini, D’Aversa, Pioli e Conte sono finiti nel libro dei rimandati, cinque su venti condottieri e solo dopo i quattro recuperi e la prima, intera, giornata di campionato dal 9 marzo scorso. —



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