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Il ritorno in A, lo stadio e poi... l’inferno

Marco Bertolini
Il ritorno in A, lo stadio e poi... l’inferno

Una altalena di emozioni per i tifosi granata che passeranno dalle partite con la Juve al Giglio al fallimento della società

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Marco Bertolini / REGGIO EMILIA

La seconda parte degli anni 90 si apre con un’amara retrocessione. La stagione 94/95, nonostante l’entusiasmo e le premesse iniziali è molto deludente e neppure due cambi di allenatore (prima Ferrari al posto di Marchioro e poi Vitale al posto di Ferrari) riescono a dare una svolta ai risultati. La squadra granata raccoglie solo 12 punti nel girone d’andata e farà ancora peggio in quello di ritorno racimolando solamente sei punti, retrocedendo aritmeticamente con 5 giornate d’anticipo.

ECCO IL GIGLIO

Il 15 aprile 1995 viene inaugurato il nuovo stadio Giglio, costruito a tempo di record (in soli 8 mesi) con la partita contro la Juventus conclusasi con il punteggio di 1-2.

Nel campionato 1995/1996 si sceglie di puntare su Carlo Ancelotti per l’immediato ritorno in Serie A. Un reggiano che è alle prime armi da allenatore dopo una onorata carriera da calciatore.

ECCO CARLETTO

La società reggiana deve puntare senza dubbi alla promozione per riscattarsi dalla cocente delusione della stagione precedente e per gli investimenti onerosi fatti nel costruire il nuovo stadio. L’avvio è disastroso con la squadra che precipita fino in zona retrocessione e con Ancelotti che rischia la panchina, ma grazie anche alle capacità del proprio mister e dei suoi giocatori, la Reggiana riesce a trovare facilmente il gol con tutti i suoi giocatori, alla fine saranno in 13 i marcatori diversi, e si rifà sotto chiudendo nelle prime posizioni già a fine girone d’andata.

Nel ritorno la squadra dà il meglio di se e batte la concorrenza della Salernitana, ottenendo così il 4° ed ultimo posto che vale la promozione in serie A.

Il gol della promozione è firmato da Strada nella vittoria per 1 a 0 a Verona il 2 giugno 1996.

36 GIOCATORI

Nel 1996/97 si hanno ancora novità a livello societario: la presidenza passa dal gruppo Fantinel all’imprenditore reggiano Luciano Ferrarini. La panchina viene affidata a Mircea Lucescu, che verrà poi sostituito da Oddo. La squadra che ha ottenuto la promozione viene però smontata e malamente ricostruita. Verranno utilizzati addirittura 36 giocatori in totale nella stagione.

Tutto questo porta ancora ad un’altra delusione, con i granata che racimolano solamente 19 punti e sono praticamente retrocessi già a termine del girone d’andata. L’anno successivo la panchina è affidata ancora a Oddo, mentre la società già profondamente indebitata per la costruzione dello stadio Giglio, dichiara di puntare apertamente alla Serie A. In attacco si distingue solo Banchelli che segna 10 gol, ma nemmeno l’ennesimo cambio di panchina (Varrella per Oddo) porta a risultati e la squadra chiude con un deludente e quanto mai anonimo 10° posto.

La stagione 1998/99, che doveva esser finalmente quella della svolta, si dimostra fatale per una Reggiana sempre più appesantita dai debiti a livello economico e si trasforma in un autentico incubo.

Una squadra che avrebbe dovuto lottare per la serie A, 38 i giocatori utilizzati in stagione, invece si trova a lottare per non retrocedere e, a causa soprattutto di una difesa colabrodo (49 gol subiti), e nonostante le ultime quattro partite siano quattro vittorie, la Reggiana torna a scivolare in serie C dopo 10 anni trascorsi tra A e B. —

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