Gazzetta di Reggio

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Ora la Mercedes diventa nera Messaggio contro il razzismo

Stefano Mancini

F1, parte il Mondiale. Hamilton voleva risposte dopo l’uccisione di Floyd 

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la storia



«Ti sei mai alzato pensando che il colore della pelle condizionerà la tua vita?», domandò un giorno Lewis Hamilton al team principal della Mercedes Toto Wolff. «A me succede tutti i giorni», aggiunse.

Anche se è diventato sei volte campione, anche se è uno degli sportivi più pagati e riconoscibili del pianeta, Hamilton il razzismo subìto da ragazzino lo ricorda e se lo porta dentro. All’indomani dell’uccisione di George Floyd da parte della polizia americana, il pilota inglese ha chiesto alla Formula 1 una risposta forte. E ieri l’ha avuta: la Mercedes, prima e finora unica squadra ad avere schierato un pilota nero, rinuncia a un simbolo: dalle sue monoposto sparisce il colore grigio metallizzato «Freccia d’argento», sostituito da una livrea nera. «End of racism», fine del razzismo, si legge sopra l’halo.

La fotografia è apparsa sui social della squadra tedesca nella settimana in cui la F1 riaccenderà i motori. Venerdì prossimo, Hamilton e il suo compagno Valtteri Bottas scenderanno in pista nelle prove libere del Gran premio d’Austria con la W11 versione all black.



Non sarà un’uscita estemporanea: la nuova colorazione sarà mantenuta per tutta la stagione e forse diventerà un nuovo simbolo. «Freccia d’argento» evocava un’impresa sportiva: la vittoria nel 1934 di una Mercedes privata della vernice per rientrare nei limiti di peso, con l’alluminio lucido a vista: una storia che sconfina nella leggenda.

Il nero del 2020 diventa un pezzo di storia. La Mercedes accoglie la richiesta di dare un segnale forte che viene dal suo interno, oltre che dal movimento Black Lives Matter. «Siamo orgogliosi della nostra cultura e dei nostri valori, ma nella nostra organizzazione solo il 3 per cento del personale appartiene a gruppi etnici minoritari e solo il 12 per cento è donna – si legge nel comunicato diffuso dal team –. Dobbiamo aumentare la nostra diversità e attrarre talenti da aree della società che attualmente non raggiungiamo».

Hamilton già immagina il suo prossimo gesto: celebrare una vittoria, magari già il 5 luglio in Austria, inginocchiandosi in memoria di Floyd. «Ho vissuto episodi di razzismo e ho visto la mia famiglia e gli amici subire discriminazioni. Quando faccio un appello al cambiamento, lo faccio dal profondo del cuore», sono le parole del pilota che sta cercando di portare contro il razzismo la forza che fu di Mohammad Alì.

«End of racism» si aggiunge all’hashtag #WeRaceasOne lanciato dalla F1 e visibile su tutte le monoposto, capace di spazzare via le ultime parole di Bernie Ecclestone («ci sono neri più razzisti dei bianchi»). All’ex patron del Circus ha risposto anche Hamilton: «Ignorante». —



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