La quarantena per gli atleti Usa frena il mercato dei biancorossi
Adriano AratI
REGGIO EMILIA
Quando saranno disponibili gli stranieri della serie A di basket? Una domanda a cui oggi nessuna società è praticamente in grado di dare risposta, perché alle prese con quarantene, provvedimenti restrittivi che slittano, lungaggini burocratiche e una situazione sanitaria ancora molto delicata.
Un problema non da poco, per Pallacanestro Reggiana come per gli altri club, alle prese con un mercato ancora da completare e con una preparazione da avviare in anticipo rispetto alle passate stagioni.
Una buona parte dei giocatori stranieri proviene dagli Usa, e con le attuali indicazioni sanitarie ogni persona che arriva in Italia dagli Stati Uniti deve osservare un periodo di osservazione di due settimane prima di potersi muovere liberamente sul suolo nazionale.
Il discorso vale anche per gli atleti professionisti, e quindi ogni elemento Usa dovrebbe, ad oggi, rimanere chiuso quattordici giorni in un hotel o in una casa prima di poter lavorare coi compagni. Con le preparazioni al via ai primi di agosto, i rinforzi dagli States dovrebbero arrivare in questi giorni nel nostro Paese, per poter iniziare gli allenamenti in gruppo.
L’ipotesi appare remota, ed è resa ancora più complessa dalla difficoltà del periodo ad ottenere i visti di lavoro. Non vi sono proibizioni in senso assoluto, ma i tempi di rilascio delle ambasciate e degli uffici preposti si stanno dilatando e in diversi casi non sono mancate complicazioni.
In queste ore il Governo pare intenzionato a prorogare diverse restrizioni almeno sino al 31 luglio, comprese quelle legate agli aeroporti e agli arrivi da diverse Nazioni.
Se da agosto i vincoli perdessero forza, le società potrebbero provare ad attendere il cambio del mese per poi far arrivare gli stranieri non più obbligati alla quarantena.
Anche questa è un’incognita, però: se per qualsivoglia motivo le attuali prescrizioni rimanessero in vigore anche ad agosto, nessun giocatore statunitense potrebbe poi essere disponibile almeno sino alla metà del prossimo mese, a stare stretti.
Il discorso non riguarda solo gli Usa ma anche molti altri Paesi, anche europei, con normative che cambiano di giorno in giorno in base allo sviluppo dell’epidemia.
Nel concreto, gran parte delle squadre sono già pronte ad avviare gli allenamenti senza buona parte dei propri nuclei di stranieri, seguendo con attenzione ogni possibile novità legislativa per essere pronti ad accelerare nel caso si aprissero degli spiragli.
Con l’attuale situazione, anche il mercato assume connotati diversi.
Se è vero che l’attesa potrebbe permettere di raggiungere elementi oggi fuori portata dal punto di vista economico, dall’altro lato la possibilità di avere giocatori pronti ad allenarsi solo a ridosso dalla prima palla a due non fa impazzire nessun allenatore, nessun preparatore atletico e nessun fisioterapista. —
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