Venturi, Kargbo e Favalli così una Regia in rodaggio ha retto l’urto della partita
Al di là delle belle prestazioni di qualche singolo e degli errori di altri giocatori si è visto il limite di una squadra rimasta troppo tempo senza un match vero
Roberto Tegoni / REGGIO EMILIA
.Basterebbe guardare il tabellone dei playoff per affermare che tutto va bene. Che il primo scoglio è stato superato. Che la serie B dista ancora due vittorie e mettere il punto finale a questo pezzo.
Nello 0-0 della Reggiana col Potenza, c’è la sintesi delle paure e degli entusiasmi di ogni tifoso granata negli ultimi mesi di “inattività”.
C’è un portiere di affermato valore, Venturi, arrivato coi galloni da titolare – sostituito dopo un brutto infortunio in estate che poteva costargli, a stare bassi, la carriera calcistica – che durante la stagione fa urlare, una volta di gioia e una volta di rabbia, i suoi sostenitori. E poi capita che al primo turno di playoff risulti il migliore in campo della Reggiana.
Un valore aggiunto, per un club che ambisce al salto di categoria.
C’è un Rozzio che si conferma ai livelli pre-Covid19, come si usa dire di questi tempi. Roccioso, puntuale, sicuro.
C’è un Favalli che, arrivato a gennaio, sembrava il classico “ragioniere” della fascia. Sufficienza sempre in tasca, certamente non esuberante in attacco ma garante di quell’equilibrio imprescindibile sul terreno di gioco.
E chi ha visto la partita col Potenza, ha riconosciuto la più che buona prestazione del terzino cremonese: era stato uno dei primi calciatori di serie C contagiati dal nuovo coronavirus, ieri è parso uno dei più in forma.
C’è Augustus Kargbo, il bimbo d’oro di Alvini, che ha seminato il panico nella difesa lucana. Manca sempre quel centesimo per fare l’euro, ma il cambio di passo del 24 granata è da coccolare stretto stretto in questi equilibrati playoff.
C’è mister Alvini, che è sempre… mister Alvini e che ci ha iniziato a “restituirci” quei meccanismi, quella Reggiana di cui ci siamo innamorati.
Fin qui tutto bene. Cos’è mancato a quella che tutti speravano fosse una partita perfetta? Probabilmente il killer instinct e il famoso ultimo passaggio. Il gol divorato da Zamparo ha fatto circolare nel cervello del tifoso granata il vecchio adagio del calcio “gol sbagliato gol subìto”. E poi c’è un Serrotti che non convince ancora a pieno.
Tuttavia, l’esercizio di trovare il “cosa non va” all’indomani di una semifinale conquistata e dopo tanti mesi lontano dalle gare (contro un Potenza che aveva già 180 minuti di benzina), ci sembra un esercizio di retorica fin troppo complesso. Quel che conta, è che la Reggiana sia tornata ad oliare i propri meccanismi arrugginiti.
Ci sono 141 giorni di astinenza da partite ufficiali. Quelli hanno fatto tutta la differenza del mondo nei 95 minuti in campo di lunedì. Un aspetto che ha un peso importante, una tara da tenere in considerazione quando si soppesano la prestazione di ieri e le aspettative nutrite durante la stagione. —
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