La parola d’ordine dei Diavoli «Crescita tecnica e mentale»
Coach Manghi ribadisce le ambizioni del Valorugby: «Puntare al vertice» «La Federazione taglia una straniero? Le priorità sono altre, tipo i calendari...»
REGGIO EMILIA
Dagli arrivi importanti, come Conforti, Laupepe e Newton che vanno ad aggiungersi a conferme altrettanto rilevanti, all’inserimento nello staff tecnico di Jacques Brunel. Segnali inequivocabili delle ambizioni del Valorugby che ha avviato la sua terza stagione sportiva sotto l’egida del presidente Enrico Grassi. Facciamo il punto con il direttore tecnico del club reggiano, ed head coach del first XV, Roberto Manghi.
Dunque, Manghi, partiamo dalla squadra. Ottima e abbondante o manca ancora qualcosa?
«La squadra c’è. Solida e con il giusto mix tra esperienza e giovani talenti desiderosi di crescere. Una rosa di 35 giocatori performanti, tutti meritevoli di una maglia da titolare. A un gruppo di qualità che ha ben figurato nelle ultime due stagioni, abbiamo affiancato alcuni giocatori di talento che daranno ulteriore forza al nostro gioco».
Che significato ha l’inserimento dell’ex CT Brunel?
«Crescita. Tecnica ma soprattutto di mentalità. Per ambire al vertice ci vuole l’atteggiamento giusto che si costruisce giorno per giorno, con un lavoro costante a migliorare ogni dettaglio. L’esperienza di Jacques, che ringrazio per essersi messo a disposizione del progetto Valorugby che lui conosce dall’inizio, è di livello elevato, nel rugby italiano e ancor più in quello francese da cui noi italiani abbiamo da imparare. Assieme a lui crescerò io, il mio staff, la squadra e anche tutto il club».
Obiettivo scudetto, quindi?
«Perché, la Coppa Italia no? Mi passi la battuta. Il nostro presidente non ha mai nascosto ambizioni e obiettivi importanti. Siamo impegnati a dare concretezza a quelle ambizioni. Non da oggi. Crescita e vittoria sono le parole chiave che debbono ispirare il nostro lavoro tutti i giorni. La parola scudetto è vietata. Fino a prova contraria… sul campo».
A proposito, quando tornerete in campo?
«Pare il 26 settembre, con la Coppa Italia e non con il TOP12. Nel giorno in cui la Regione ha aperto definitivamente agli sport di contatto, il Consiglio Federale ha messo sul tavolo tre proposte. Nelle due ipotesi che tengono conto di un ritorno della pandemia, la Coppa Italia viene abolita. Nell’ipotesi che tutto vada bene, si parte con la Coppa Italia. Così se torna l’emergenza abbiamo due tornei in sospeso anziché uno… mah! Sino a venerdì si parlava solo del ritorno in campo del PRO14 e del raduno della Nazionale a Parma, mentre da settimane Francia e Inghilterra avevano deciso le date dei propri campionati domestici. Pare che il Covid ci sia stato solo da noi… ma solo per il TOP12 e per le attività giovanili. C’è qualcosa che non torna. E non mi si ripeta la storia dell’alto e basso livello: per statuto, il rugby italiano è dilettantistico. Le Franchigie come il TOP12: anche se dilettanti si deve lavorare con professionalità per crescere».
Valorugby cosa ha fatto in questo periodo di incertezza?
«Dal 1° giugno abbiamo lavorato per la preparazione fisica della squadra che ha risentito dei mesi di stop. Assieme ai preparatori, abbiamo già riallineato i parametri. Ad agosto, avvieremo una collaborazione con uno spinoff dell’Università di Modena e Reggio Emilia per il monitoraggio, tramite GPS, delle prestazioni dei singoli giocatori, a partire dalla resistenza alla fatica».
Proprio in silenzio il Consiglio Federale non è stato: a metà giugno ha “tagliato” uno straniero…
«Esatto. Evidentemente nelle “stanze dei bottoni” era questa la priorità».
Polemizza?
«Trovo assurdo che, di fatto, l’unica risposta data dal Consiglio Federale ai problemi creati dalla pandemia a tutti i club, a parte il minimo contributo per il rugby di base, è stata il taglio di uno straniero, comunicato a metà giugno. A me non pareva una priorità: riguarda, di fatto, 12 club su oltre 400 attivi in Italia. Una decisione giustificata inizialmente dalle norme CONI sui permessi di soggiorno e poi rivendicata dalla Federazione affinché i club spendano meno. Ora il Consiglio ha previsto una deroga: per quest’anno i permessi di soggiorno rimangono quattro. Meno male dato che le società serie programmano a gennaio la rosa dell’anno dopo. Sarebbe bene spendere energie per le tante questioni urgenti: i calendari, le attività giovanili e dei bambini, visibilità del TOP12 se non si potrà ancora andare allo stadio… Si ha la sensazione che chi governa il movimento si sia confuso: nel nostro sport la palla si passa indietro ma per avanzare sempre e andare in meta. Non per retrocedere!». —
R. S.
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