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Per la Reggiana l’occasione di tornare in alto dopo mille disavventure

Ercole Spallanzani
Per la Reggiana l’occasione di tornare in alto dopo mille disavventure

Spallanzani, il decano dei giornalisti sportivi reggiani, ripercorre 40 anni di vicende granata Dai riti voodoo al Mirabello, all’arrivo di Pippo Marchioro fino alla lunga permanenza in C 

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L’intervento

Ercole Spallanzani

Parlare di Reggiana in questo momento è gratificante, anche per chi ha seguito le vicende della squadra per quasi mezzo secolo. La squadra guidata da mister Max Alvini è ad un passo dal ritorno in serie B, dopo 21 anni di assenza.

Merito del tecnico, ma anche del nuovo gruppo societario guidato dallo sportivissimo Romano Amadei, che insieme a Doriano Tosi, e agli altri soci, non ha lesinato risorse per ridare una tribuna dignitosa al calcio granata, per riportarla in quella serie che l’ha vista protagonista per tante stagioni.

La squadra granata retrocesse al termine del campionato 98/99, e da allora ha vissuto numerose vicende purtroppo infelici, con fallimenti, affrontando campionati di C1, C2, serie D, e tante pagine negative che non avrebbero dovuto appartenere ad una gloriosa società, che lo scorso anno ha festeggiato i 100 anni di storia.

In questi anni non ho mai smesso di seguire le vicende granata e troppe volte mi sono illuso che fosse finalmente giunta la volta buona di un ritorno nel mondo del calcio che conta.

Non debbo fare la storia della società negli ultimi quarant’anni, ma vado a cercare nel cassetto dei ricordi, alcuni episodi significativi, sperando che la memoria non mi tradisca.

Prima di tutto da segnalare che la Reggiana, guidata da Fogli venne promossa in serie B nell’anno del ritorno in edicola della Gazzetta di Reggio, e per chi si occupava di cronaca sportiva era un momento assai felice.

Ma subito dopo aver festeggiato il ritorno nella serie cadetta, l’annuncio a sorpresa: la Reggiana venduta all’industriale della Ceramica Giovanni Vandelli, dal quadrunvirato che per 40 anni aveva guidato la società, e questo all’insaputa del presidente Vacondio che andò su tutte le furie contro i suoi soci che non l’avevano informato della lunga trattativa.

Vandelli, “principe di Castellarano” poi definito “bum-bum” per le sue iniziative, un personaggio pirotecnico, costruì una Reggiana che avrebbe dovuto lottare per la serie A, ed invece dopo vicende rocambolesche e poco gratificanti finì in serie C. Era la stagione 1982/83, Fogli esonerato a metà stagione, gli subentrò Fabbri, che non riuscì a compattare il gruppo; anzi, la squadra si divise in clan, che lottavano contro.

Vorrei ricordare la notte dei lunghi coltelli, così la definimmo allora, a Vinchiaturo alla vigilia di Campobasso-Reggiana, dove ci furono minacce, bigliettini sotto la porta delle camere d’albergo che accusavano chi questo, chi quello. Fu anche l’anno dei riti “voodoo” allo stadio Mirabello, con spargimento di sale, e altre fatture del genere per cercare di cambiare direzione, ma inutilmente. Ci fu anche la visita di una maga per fare le carte ai granata.

Insomma, vennero tentate tutte le strade, e solo qualche anno dopo arrivarono i risultati.

Per noi cronisti i sei anni di Vandelli furono un serbatoio di notizie, di colpi di scena, di sorprese, insomma per chi seguiva la Reggiana tutto diventava più facile e interessante, e non c’era che l’imbarazzo della scelta per trovare uno spunto per farsi leggere.

Nonostante i disastri, Vandelli è il presidente più amato dai tifosi granata, in particolare dalle nuove generazioni.

Al sesto anno, Vandelli decise di lasciare, e il 20 Marzo 1988, vendette la società a Walter Sacchetti che chiamò a guidare la società Ermete Fiaccadori.

Sacchetti e Fiaccadori cercarono di affidare la squadra a Bruno Giorgi, ma questi rifiutò per stare vicino alla figlia. La scelta cadde su Pippo Marchioro e mai scelta fu più azzeccata, arrivò subito la promozione in B, e dopo tre campionati, l’ultimo caratterizzato dal caso Ravanelli, la Reggiana, 92/93, pareggiando a Cesena arrivò in serie A.

Primo anno di A salvezza a San Siro contro il Milan con gol di Esposito, nel frattempo arrivò Franco Dal Cin, che diede vita all’iniziativa dello stadio Giglio con il contributo dei tifosi e mandò in pensione il Mirabello.

Il secondo anno di A, la squadra lottò per non retrocedere, Marchioro dopo 7 anni esonerato, squadra affidata a Enzo Ferrari, un friulano come Dal Cin, ma nelle ultime partite esonerato anche Ferrari, squadra a Vitale e si torna in serie B.

Il 95/96 segna l’arrivo di Ancelotti, che dopo7 partite con soli 4 punti, rischiò l’esonero. Dal Cin fece un discorso chiaro alla squadra ed in particolare ai senatori Gregucci, Ballotta e Strada, da quel momento squadra in grande spolvero ed alla fine ritorno in A. Poi di nuovo la caduta in B, e dopo due anni, nel 1998/99 la retrocessione in C.

Dal quel momento la squadra non riuscì più a risollevarsi, Dal Cin costretto ad andarsene, squadra affidata alla gestioni Foglia, e qui si registra il fallimento.

Grazie al lodo Petrucci, si ripartirà della C2. Poi stagioni di C senza infamia e senza lode. La società è gestita da un gruppo di industriali e il sostegno delle coop, poi arriverà Barilli. Nel 2012/13 salvezza rocambolesca a Cuneo.

Nel 2014/15 play-off senza fortuna, l’anno successivo l’ultimo di Barilli con Colombo allenatore, e nel 2016 società rilevata da Stefano Compagni ed alcuni soci, che poi cedettero la maggioranza delle quote al campione di baseball americano Mike Piazza e si arriva in semifinale nei play-off.

L’anno successivo la Reggiana viene scippata a Siena e a fine campionato Piazza saluta tutti e se ne va, non iscrivendo la squadra al campionato.

Si cade nel baratro della serie D, viene fondata la Reggio Audace che raccoglie l’eredità della Reggiana, al timone Luca Quintavalli, squadra ripescata in C ed ora siamo all’ultimo ostacolo per la B, contro il Bari.

Ma tutto questo è stato possibile con l’arrivo ad inizio stagione di Romano Amadei, che fece grande il Brescello, poi il Modena, ed ora ha preso le redini di una società che vuole portare ai fasti di un tempo.

Non ci resta che aspettare domani sera, nella speranza che dopo 21 anni si possa celebrare e gridare un Forza Reggiana come si deve.

Peccato che si debba giocare a porte chiuse, una partita del genere avrebbe meritato una cornice da serie superiore. —





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