Capitan Spanò campione e dottore Il plauso del ministro Spadafora
REGGIO EMILIA
La mattina dopo aver alzato al cielo la coppa per aver vinto la finale playoff, Alessandro Spanò, che nel prossimo campionato guiderà da capitano i granata in cadetteria perché il rinnovo del contratto è solamente una formalità, si è laureato in Economia Aziendale e Managment all’Unicusano. «Il pomeriggio dopo la laurea ho iniziato a smaltire tutta la tensione ero riuscito a dormire solamente quaranta minuti».
Sui social sono arrivati i complimenti del ministro dello Sport Vincenzo Spadafora. «La sua storia può essere da esempio per tanti ragazzi».
Quali emozioni sta vivendo in questo momento?
«Sono stati due giorni indimenticabili, è tutto bellissimo e sono veramente felice di aver vissuto tutto questo».
In poche ore a promozione in Serie B e poi è diventato dottore.
«È stata la perfetta conclusione di un percorso che in questi anni mi ha permesso di crescere».
Avete fatto sognare una città di cui lei è diventato un simbolo.
«Sono arrivato a Reggio nel 2014 che ero un ragazzino e qui sono cresciuto e maturato tanto. Questa è diventata la mia seconda casa».
Tornando a mercoledì sera, la Reggiana ha fatto una partita quasi perfetta?
«Abbiamo fatto un grande lavoro di preparazione alle partite insieme a tutto lo staff. Queste sono gare che si vincono soprattutto con la forza mentale».
C’è stato un momento durante la stagione in cui ha capito che ce la potevate fare?
«I campionati sono sempre molto incerti e, i playoff ancora di più. Fin dal primo giorno di ritiro noi eravamo consapevoli delle nostre qualità e di voler provare a fare il massimo possibile. E si è rivelata una stagione indimenticabile».
Allo stadio però non ha potuto festeggiare con i compagni perché è stato sorteggiato all'anti doping.
«Il dottore è stato molto gentile e nell’attesa mi ha permesso di uscire nel cortile dello stadio per vedere la festa. È stato molto bello e poi mi sono unito ai festeggiamenti quando siamo saliti sul pullman. Vedere la piazza piena di gente in festa è stato bellissimo».
Durante la partita ci sono stati dei frangenti in cui è sembrato che volesse mandare un messaggio ai compagni e agli avversari.
«Giocavamo una finale ed è normale che durante la partite ci possono essere dei momenti difficili, io però ho sempre avuto grande fiducia nei miei compagni. Hanno fatto tutti un lavoro straordinario e io con il mio atteggiamento ho solo voluto infondergli ancora più fiducia ».
Era sicuro della vostra forza.
«Sono uno che parla poco, ma al pomeriggio all’Hotel Airone prima della partita con tutti i miei compagni gli ho detto che ero certo che ci sarebbe stato un solo risultato possibile a fine partita e che avremmo festeggiato tutti insieme».
Mentre fuori insieme ai tifosi fin dal vostro arrivo allo stadio c’era suo papà, il suo primo tifoso.
«Non poteva mancare, è un grande tifoso granata. È venuto insieme al resto della mia famiglia e ad alcuni amici, non volevano mancare perché sapevano che sarebbe stata una serata magica». —
A. M.
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