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Le ipotesi per il ritorno dei tifosi negli stadi Capienza al 40% e niente trasferte

Marco Bertolini
Le ipotesi per il ritorno dei tifosi negli stadi Capienza al 40% e niente trasferte

Le proposte della Lega serie A al ministro dello Sport Al Città del Tricolore potrebbero entrare in novemila

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REGGIO EMILIA

Mentre la stagione calcistica sta volgendo al termine si apre uno spiraglio per rivedere finalmente i tifosi allo stadio. Sebbene il ministro Vincenzo Spadafora, nonostante le pressioni della Lega Serie A, abbia rimandato il ritorno sugli spalti al mese di settembre, il massimo campionato italiano sta preparando una relazione contenente le linee guida per permettere, almeno in parte, di rivedere il pubblico negli impianti sportivi (la tv non può colmare l’assenza del pubblico sulle gradinate).

La Lega Serie A ha prodotto un documento di oltre 300 pagine, facendo seguito ad uno studio già effettuato dalla Juventus, in cui si delineano alcune linee guida fondamentali attraverso le quali si spera di avere l’ok definitivo da Governo e Cts.

Ad oggi i tre punti cardine vertono su: riapertura degli impianti da gioco per una capienza dal 25% al 40%, in base alle specifiche caratteristiche degli impianti, blocco delle trasferte al fine di evitare eccessivi spostamenti di persone e contenimento delle possibilità di contagio ed infine conferma della suddivisione degli stadi in 3 zone, zona di prefiltraggio, zona di servizio e zona di massima sicurezza.

In questo modo, e con i numeri ridotti, si dovrebbe garantire un ingresso distanziato e regolare, permettendo al contempo di mantenere in massima sicurezza il “Gruppo Squadra”.

Al Città del Tricolore potrebbero entrare fino a 9mila persone, il che garantirebbe un bel palcoscenico.

Purtroppo i nodi da sciogliere sono molteplici e su alcuni non c’è ancora una soluzione definitiva per la corretta applicazione all’interno dei confini dati dal protocollo sanitario, partendo innanzitutto dalla questione sicurezza: sembra scontato l’obbligo della mascherina, ma come si può ben capire l’utilizzo di questo dispositivo di sicurezza rende difficile se non impossibile il certo riconoscimento dei tifosi, e se in uno stadio come il Città del Tricolore, dove le tecnologie di sicurezza sono ai massimi livelli il problema è minore, in molti altri impianti il problema non è di facile soluzione.

Il medesimo discorso dovrà essere affrontato anche per quanto riguarda le “perquisizioni” sui tifosi al momento dell’ingresso. Per definizione stessa il Pat Down, ovvero la tecnica con cui si ricercano eventuali oggetti pericolosi tra i vestiti dei tifosi interrompe il distanziamento sociale, in quanto porta a contatto fisico gli steward con gli spettatori.

La soluzione potrebbero essere i body scanner come negli aeroporti, ma al momento il solo impianto dotato di questi dispositivi è l’Allianz Stadium di Torino.

Infine si discute ancora su come far rispettare il distanziamento tra le persone, soprattutto in momenti come i gol ed il deflusso dall’impianto e le relative responsabilità che al momento ricadrebbero sul DGE (delegato gestione evento ex delegato alla sicurezza). Insomma la volontà di riportare i tifosi allo stadio è chiara e decisa, ma purtroppo mancano ancora alcuni tasselli importanti prima di avere l’ok definitivo da parte di Governo e Cts a patto che la curva dei contagi non si rialzi. Se così dovesse accadere qualsiasi progetto di riapertura si rivelerebbe inutile.

Il ritorno degli spettatori non è un dettaglio e non solo per motivi di colore o incitamento. Oltre agli abbonamenti, in ballo c’è il tema delle sponsorizzazioni. —



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