«Vorrei continuare a emozionarmi in campo vestendo la maglia della Reggiana»
Il centrocampista Igor Radrezza: «Restare qui è la mia priorità e non credo che il club abbia dubbi su di me»
REGGIO EMILIA Arrivato la scorsa estate in punta di piedi dalla Serie D, Igor Radrezza è riuscito a conquistare il cuore dei tifosi e di mister Alvini nel giro di poche settimane e mercoledì 22 luglio ha versato lacrime di gioia prendendosi una bella rivincita sul suo burrascoso passato. Il centrocampista classe ’93, in scadenza di contratto, ora è in attesa di conoscere il suo futuro.
«Porterò per sempre dentro di me le sensazioni provate dopo il fischio finale – sottolinea Radrezza, un gol e 5 assist nella sua prima stagione in granata – Raggiungere la B è un sogno che si realizza al termine della più bella stagione vissuta in carriera e vorrei continuare a viverlo con questa maglia. La Reggiana è la mia priorità e non credo che la società abbia dei dubbi su di me. Attendo con fiducia una chiamata da parte del ds Tosi per discutere insieme del rinnovo».
Per lei non sarebbe la prima volta in B…
«Ho già avuto modo di affrontarla con la squadra della mia città, il Padova, tra il 2011 e il 2013. Ero appena uscito dal settore giovanile ed ero pieno d’entusiasmo ma purtroppo la seconda annata terminò con la retrocessione e il fallimento del club».
Dopo quelle esperienze tanti anni in Serie D. Come mai?
«Dopo il fallimento del Padova provai a ripartire in C con il Monza ma non fui fortunato: anche in quell’occasione arrivò un fallimento. Frustrato da quelle esperienze e dalle vane promesse non mantenute, decisi così di avvicinarmi a casa ripartendo tra i dilettanti in un ambiente familiare».
Ambiente familiare che ha ritrovato qui a Reggio.
«Da avversario la piazza granata mi ha sempre attratto e una volta arrivato ci ho messo veramente poco ad ambientarmi. Qui sto bene ed ho stretto tanti legami fuori dal calcio, trovando anche una ragazza reggiana».
Quali insidie attendono la Reggiana nel prossimo campionato di B?
«Ci attendono tante squadre forti e blasonate ma con una società ambiziosa e sana come la nostra saremo certamente competitivi. La B deve essere un punto di partenza per Reggio e la Reggiana: dopo 21 anni di attesa dovremo lottare per salvarci e poi vedere cosa potrà accadere. Un po’ com’è successo in questa stagione, quando nessuno si aspettava di vederci trionfare…».
A centrocampo ha iniziato come mediano basso ma si è imposto alla grande come trequartista. È stato Alvini l’artefice di questa trasformazione?
«Il mister mi ha spostato qualche metro più avanti dopo un confronto tra di noi e devo dire che in quella posizione, che avevo già ricoperto varie volte in carriera, sono riuscito ad esaltare le mie caratteristiche. Alvini è certamente l’allenatore più bravo e preparato che abbia mai conosciuto: tra di noi c’è un rapporto speciale e lui mi stimola sempre per farmi crescere. Come allenatore credo possa ambire anche a qualcosa in più della B…».
In cosa dovrà migliorare per reggere il confronto con il salto di categoria?
«La serie B è un campionato molto fisico ma considerata la mia struttura muscolare e la bassa statura penso di essere già al massimo come potenzialità atletiche. Dovrò invece lavorare molto sotto l’aspetto mentale e tattico. Spero inoltre di riuscire ad esaltare le mie qualità tecniche, visto che in B si alzerà il livello anche da quel punto di vista».
Una mano purtroppo non potrà darvela Spanò. Come giudica la sua scelta di vita?
«Come tutti i tifosi, anche noi giocatori siamo rimasti spiazzati dalla sua scelta. Alessandro per me è un amico vero, una persona intelligentissima e incredibile. Ha deciso di intraprendere un percorso che forse non è corretto definire coraggioso poiché quando ho avuto modo di contattarlo pochi giorni fa, nella sua voce ho avvertito un sentimento di gioia e felicità incredibile. Mancherà a tutti quanti, ma dobbiamo ringraziarlo per quello che ha fatto in questi anni per la Reggiana». —
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