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Fico sulla promozione della Reggiana «Il 50% dei meriti è del tecnico Max Alvini»

Jacopo Della Porta
Fico sulla promozione della Reggiana «Il 50% dei meriti è del tecnico Max Alvini»

Il socio granata: «Noi che abbiamo rifondato la società due anni fa, con il successo siamo stati ripagati di molti sacrifici»

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Jacopo Della Porta

REGGIO EMILIA

«A inizio anno le mie aspettative non erano certo quelle di essere promosso in serie B. Naturalmente speravo in un bel campionato, ricco di soddisfazioni, diciamo tra le prime sette posizioni. Poi, dopo le partite in Coppa Italia e il debutto in campionato devastante con la FeralpiSalò, una delle favorite del girone, ho iniziato a pensare che saremmo sicuramente arrivati in alto, magari secondi, e ci saremmo divertiti molto». Giuseppe Fico, socio della Reggiana Calcio, da molti anni vicino alla società granata, prima come sponsor, è un grande appassionato di calcio. Si è impegnato a lungo nel Montecchio, ama andare a seguire gli allenamenti e ha una predilezione per il settore giovanile. Ed è proprio dagli allenamenti che ha iniziato ad avere buone sensazioni sulla stagione. «Fin dalle prime sedute, dalla preparazione, sono rimasto colpito da mister Massimiliano Alvini e dal modo in cui lavorava».

Se dovesse indicare i fattori decisivi per questa storica promozione?

«Società forte in primis. Società coesa, con persone che fanno ognuno la propria parte sotto ogni profilo, tecnico, amministrativo, organizzativo. Senza questo non vai da nessuna parte, in D come in B. Poi diciamo che il 50% di questo successo lo dobbiamo al tecnico Max Alvini che è riuscito a tirare fuori il 120% da ogni giocatore».

Già, il mister. A inizio anno in realtà quando è arrivato non ci si immaginava con chi stavamo per avere a che fare.

«Non lo conoscevo. Sapevo che aveva allenato in Toscana e fatto la gavetta; non era comunque un nome di grido. Ne parlai con il ds Marco Lancetti che lo conosceva dai tempi dell’Albinoleffe e mi disse che era uno bravo, preparato. Poi, andando agli allenamenti, ho visto che faceva cose che non avevo mai visto. Che aveva una marcia in più. Mi ha sorpreso per il suo essere puntiglioso, maniacale nei dettagli. In poche parole, come tutti gli altri a Reggio, mi sono innamorato del suo modo di allenare».

I giocatori hanno però, evidentemente, anche delle doti tecniche di un certo rilievo.

«Certamente e soprattutto sono stati bravi a seguire alla perfezione il mister».

Kargbo è stato un colpo fondamentale del ds Doriano Tosi.

«Tosi non fa questo mestiere da due giorni, sa quello che fa. Lo ha dimostrato anche quest’anno. Credo poi che in questa stagione abbia trovato un mister con il quale va davvero d’accordo. Sono due persone molto attente ai dettagli e insieme si trovano bene».

La notte del 22 luglio non ve la dimenticherete facilmente.

«Per noi soci fondatori è stato un traguardo che tempo fa sarebbe parso impensabile. Abbiamo fatto tanti sacrifici, non solo economici. Abbiamo dedicato molto tempo a questo progetto, talvolta trascurando le nostre aziende. La nostra gioia quella notte è difficile da comprendere per chi non ha vissuto il dietro le quinte. Una gioia che ci ripaga di tanto impegno».

L’addio del capitano Spanò come l’ha vissuto?

«Non bene, sono sincero. Alessandro è stato un giocatore fondamentale, anche nello spogliatoio. Però se ha scelto la sua strada è giusto che la percorra con convinzione. Siamo tutti con lui, anche se dal punto di vista della Reggiana è una perdita. Gli auguro il meglio e lo ringrazio per quello che ha fatto. Resterà una bandiera».

Ora la serie B. Si alza il livello e le difficoltà.

«Ci affidiamo a Tosi. Sarà importante anche capire l’impatto della pandemia sull’aspetto economico dello sport. Ci sono incognite da valutare». —

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