Pallacanestro Reggiana verso l’Unipol Arena ma l’ipotesi porte chiuse non è ancora esclusa
Malgrado l’incertezza, la Unahotels è destinata a giocare le gare interne di campionato nell’impianto di Casalecchio
reggio emilia
A giorni è previsto che la Pallacanestro Reggiana ufficializzi che il campo di gioco delle sfide interne del campionato di serie A della Unahotels sarà l’Unipol Arena, mentre le partite della prima fase di coppa in programma a ottobre e novembre è invece certo che si giocheranno al pala Bigi.
Tante però sono ancora le incertezze che riguardano il futuro.
Costi elevati uniti all’assenza di pubblico: prevede infatti una ricetta davvero difficile da digerire, l’attuale protocollo per la ripresa dell’attività del basket di vertice, validato nei giorni scorsi dal Ministero dello Sport. Un documento che contiene le prescrizioni necessarie alle società e alla federazione per riprendere con gli impegni agonistici.
Le indicazioni al momento sono molto rigide, richiederebbero moltissime attività con spese massicce e impedirebbero agli spettatori di assistere dal vivo alle partite. Un vincolo, quest’ultimo, che renderebbe molto difficile la sopravvivenza a parecchie società, che negli incassi del botteghino hanno una delle loro principali entrate. Il protocollo vidimato riprende quello stilato a giugno per la ripresa della Serie A di calcio e, nelle speranze di Legabasket e dei club, verrà modificato in corsa tenendo conto del miglioramento della situazione complessiva. A giugno il quadro sanitario era molto diverso da quello attuale, le restrizioni molto più severe, oggi l’obiettivo è ridurre alcune delle imposizioni. Altro dettaglio non da poco, era pensato per un mondo sportivo, quello calcistico, che in Italia conta su risorse molto superiori alle altre discipline. La differenza di risorse fra la serie A di calcio e le equivalenti di basket e volley è dovuta agli sponsor ma soprattutto ai diritti televisivi. Con le cifre garantite dai diritti tv, una società di pallacanestro non potrebbe certo andare avanti.
Il quadro a oggi richiede che tutti i componenti di ogni singola squadra vengano sottoposti a tamponi ogni quattro giorni, e che i tamponi vengano sempre effettuati anche ad arbitri e ufficiali di campo prima dei match. Cinque giorni prima dei tornei di preparazione, della Supercoppa e dell’avvio del campionato, poi, gli interi staff dovrebbero effettuare dei test sierologici per evidenziare la presenza di anticorpi al Covid-19, così da capire se nel periodo precedente i soggetti siano venuti in contatto – anche senza mostrare sintomi – con la malattia.
Vi sono inoltre modalità precise sulle precauzioni che le squadre in trasferta dovranno osservare.
Nel pacchetto sono poi comprese sanificazioni costanti e complete dei palazzetti dello sport e delle palestre utilizzate. Un impegno notevole, fra costi, tempi e sforzi logistici, a cui aggiungere le difficoltà nell’organizzare i calendari calcolando anche i periodi di quarantena a cui dovranno sottoporsi gli atleti in arrivo da diverse Nazioni fra cui gli Usa, principale “fabbrica” di cestisti. A livello economico, con le attuali prescrizioni, la spesa media mensile per ogni club è stimata attorno ai 10mila euro, cifra che potrebbe salire per chi magari dovrà sobbarcarsi trasferte europee. Almeno 100mila euro - come riportato dalla Gazzetta dello Sport di ieri - per una stagione, quindi, una somma che diverse società farebbero fatica ad affrontare, anche in considerazione della contestuale riduzione degli introiti, a partire da sponsor e incassi. E qui si arriva all’altro aspetto cupo. La versione del protocollo validata dal Ministero impone i match a porte chiuse e la presenza di un massimo di 125 persone nelle strutture di gioco, 125 comprensive di atleti, staff tecnici, dirigenti, arbitri, ufficiali di campo, personale del campo ed operatori dei media. Nessun margine per l’accesso degli spettatori paganti, quindi. Su questo fronte le società e Legabasket sono pronte a dare battaglia, diverse formazioni hanno già dichiarato che preferirebbero attendere anche qualche altro mese pur di poter aprire le porte ai tifosi. Senza gli introiti garantiti dagli abbonamenti e dai biglietti, unita alla preclusione al match anche per gli sponsor, lo scenario diventerebbe davvero molto complesso. —
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