Le società in allarme «Con questi protocolli sono impossibili pure gli allenamenti»
L’allarme di Romano Ferretti che l’altra sera al Buco Magico ne ha discusso con presidenti, allenatori, ds e magazzinieri
Massimo Sesena / REGGIO EMILIA
Come l’orchestrina del Titanic che continuava a suonare mentre la nave affondava, il calcio dilettantistico sembra aver scelto il meccanismo psicologico della rimozione di fronte allo tsunami che l’ha investito con la pandemia.
Così, come se niente fosse accaduto, si radunano le prime squadre nelle diverse categorie e si fanno gli annunci dei colpi di mercato come se non vi fosse alcuna nube all’orizzonte. Addirittura, se pensiamo alla Serie D, sono pronte le date del prossimo campionato.
Peccato che la realtà sia diversa e al di là di ciò che si possa percepire circa l’attuale situazione epidemiologica, in troppi sembrano dimenticare che, al momento, l’attività del calcio dilettantistico, di quello del settore giovanile e financo del calcio a 5, è regolata da un protocollo nazionale che la Regione Emilia Romagna ha recepito e che prevede una lunghissima serie di adempimenti a cui tutte le società calcistiche, tutti i tesserati e persino tutti i gestori degli impianti, dovranno attenersi.
E proprio per sensibilizzare gli addetti ai lavori su questi temi, Romano Ferretti, dirigente storico del calcio dilettantistico, ha radunato lunedì sera al Centro Sociale Buco Magico (di cui Ferretti è il presidente) una ventina di addetti ai lavori del calcio dilettantistico di Reggio e Parma: dal duo del Montecchio Ivan Galaverna-Simone Siligardi, al ds del Daino Santa Croce Luca Martignoni, ad Arturo Borghi, al presidente del Rolo Vilson Pioppi, al presidente del Felino Dante Bola. «Tante squadre – spiega Ferretti – in questi giorni si stanno organizzando per ripartire. Il guaio è che secondo me in pochi hanno letto quel che dice il protocollo della Federcalcio, che la Regione Emilia Romagna ha recepito senza modifiche. Le restrizioni sono tali e tante che nessuna squadra dilettantistica sarebbe oggi in grado di seguirle alla lettera. Pensiamo soltanto alle norme sul distanziamento, al loro impatto sulle partite o anche soltanto sulla parte tecnica della preparazione».
E proprio su questo punto si sono concentrate le preoccupazioni maggiori: «Qualche squadra – dice ancora Ferretti – potrà iniziare la preparazione atletica, ma difficilmente potrà organizzare amichevoli, o anche partitelle. Si pensi al fatto che dev’essere garantita una presenza o comunque una pronta disponibilità di un medico o più banalmente, che è vietato l’utilizzo delle pettorine».
Invero, queste norme non si limitano a condizionare i campionati dilettantistici ma anche l’attività del settore giovanile. Quali garanzie possono dare le società sportive alle famiglie che si apprestano a iscrivere i loro figli? È solo una delle domande che attendono risposte. —
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