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i segreti dello staff medico 

Anche lo yoga tra le armi usate da Alvini per preparare i granata

M.S.
Anche lo yoga tra le armi usate da Alvini per preparare i granata

Il coordinatore dei sanitari al seguito della squadra «In effetti in questi due mesi non ci siamo annoiati»

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REGGIO EMILIA

Quella Coppa che vedete qui a fianco, in questi giorni di gioia vera, l’avranno accarezzata centinaia di persone. Ma, se per un attimo escludiamo la squadra e la dirigenza, quei quattro che vedete in foto (con l’aggiunta di un quinto, ahinoi assente) sono tra coloro che potrebbero davvero portarsela a casa e mostrarla con orgoglio, tanto hanno effettivamente contribuito alla sua conquista.

Parliamo dei componenti dello staff medico granata, forse uno dei motivi-chiave di questa impresa che ancora lascia increduli i tifosi.

Già, perché quando Massimiliano Alvini ha preso in mano la Reggiana, fresca di ripescaggio dai dilettanti, non c’era nulla che assomigliasse allo staff medico di una squadra di calcio. Di questo se n’era accorto subito il Ds Doriano Tosi e assieme al segretario Nicola Simonelli s’era messo subito al lavoro per colmare la lacuna.

Poi è arrivato addirittura il Coronavirus. Come test per la nuova struttura difficile pensare a qualcosa di più probante.

«In effetti - dice Enrico Violi, coordinatore dello staff medico granata - in questi mesi non ci siamo certo annoiati...».

La Reggiana è stata da subito tra le poche società che spingeva a tutti i costi per tornare a giocare. E ha trovato anche il vostro supporto di medici. Non era una cosa scontata...

«In effetti no, non lo era. Nel periodo in cui si discuteva se e come il calcio avrebbe dovuto riprendere noi andavamo controcorrente. Ricordo che rispetto alle posizioni di alcuni miei colleghi medici polemizzai proprio da queste colonne, dicendo che se una responsabilità non se la prendevano i medici allora non si capiva chi avrebbe dovuto prendersela».

Superati i dubbi, c’era comunque da mettersi al lavoro, da rimettere in piedi una squadra...

«E qui arrivò la prima sorpresa positiva, almeno per me: nonostante fossero stati tre mesi senza giocare, abbiamo trovato i ragazzi tutti in ottime condizioni di forma. E questo ci ha detto subito che eravamo tutti sulla stessa lunghezza d’onda».

E tuttavia c’era comunque un gap fisico da colmare...

«Vero, lo abbiamo fatto grazie a un lavoro d’équipe seguendo le indicazioni del preparatore atletico Stefano Valentini e di Giuseppe Bonocore che anche grazie alla società che ci ha messo a disposizione le più moderne tecnologie sono riusciti a mettere i giocatori in condizione di recuperare per tempo tutti gli automatismi richiesti in una partita. In questo lavoro di gruppo sono venute fuori suggestioni importanti, come quello di ricorrere allo yoga per ritrovare la necessaria concentrazione. Sì abbiamo fatto anche ricorso allo yoga».

Resta che la prima partita la squadra aveva mostrato limiti fisici dovuti alla mancanza dei 90 minuti nelle gambe...

«Sì, ma poi abbiamo recuperato e i ragazzi hanno vinto con pieno merito». —

M.S.

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