«Sono stufo di girare il mio posto è qui» il messaggio di Rossi alla Reggiana
Il centrocampista è stato tra i giocatori chiave della cavalcata dei granata verso la serie B
l’intervista
nicolò valli
«Da voi mi trovo veramente bene, ho conosciuto tanti amici e percepire da tifosi, media e staff la mia importanza non può che farmi bene». Direttamente da Formentera, dove si trova con la moglie e i due bimbi di uno e tre anni, Fausto Rossi lancia un esplicito messaggio al ds Tosi.
«A trent’anni mi sarei anche stufato di girare e sono pronto a restare qua per diverso tempo, ma questo dipende anche dalle intenzioni della società». E torna a parlare dello strepitoso campionato della Reggiana, definendolo «un successo di tutto l’ambiente».
Rossi, è in relax?
« Mi sto riposando tra Ibiza e Formentera. Nelle isole la situazione Covid è sotto controllo ed è sufficiente indossare la mascherina e firmare un’autodichiarazione, mentre nel resto della Spagna si sta verificando un drastico peggioramento. L’altro giorno ero in contatto con la testata Cadena Ser e mi chiedevano come fossimo messi in Italia: speriamo non dobbiamo andare incontro ad una seconda ondata».
Pensa ancora alla finale contro il Bari?
«Tutti i giorni. Difficilmente si possono dimenticare le emozioni provate quella serata: al fischio finale ho pianto per dieci minuti, perché mi sono passati in carrellata gli ultimi tre anni in cui ho sofferto molto. Prima il brutto infortunio, la lontananza dal campo, poi la malattia dei miei genitori: mio papà ha avuto un’ischemia ed è in sedia a rotelle, mentre mia mamma si è ammalata di tumore al seno».
Si è preso una bella rivincita...
«Credo sia stata la chiave della stagione: tantissimi giocatori in rosa avevano una grande voglia di riscatto, e questo ci ha permesso di dare qualcosa in più sul campo. Con gli insegnamenti del mister ed una grande compattezza siamo poi riusciti in qualcosa di straordinario».
Si era accorto del potenziale di questa Reggiana?
«Non avevo mai giocato in serie C, ed in ritiro domandavo dunque ai miei compagni a che livello fossimo: mi dicevano che potevamo fare bene. La partita in cui ho compreso tutto il nostro valore è stata però quella con il Vicenza: perdemmo con un gol da 40 metri, ma mettemmo sotto l’avversario. Dopo il lockdown siamo tutti tornati in ottima forma e lì ho capito che avremmo potuto vincere».
Cosa si aspetta dalla B?
«Chiaramente il livello si alzerà, anche perché dalla C sono salite piazze che nutrono grandi ambizioni e dalla A sono scesi team forti. Sarà un campionato difficile, ma da parte nostra c’è massima disponibilità a seguire società e mister».
Mancherà però una pedina preziosa come Spanò. Che idea si è fatto sulla scelta del capitano?
«Quando ha comunicato la decisione, io ed altri compagni di squadra ci siamo sentiti al telefono ed abbiamo pianto. A mente fredda riconosco però che è la decisione corretta perché è quello che vuole fare: era una decisione già maturata ed è stato bravo a non dire niente anteponendo gli interessi di squadra ai suoi».
Quanto è stato importante all’interno dello spogliatoio?
«Quando sono arrivato Spanò, Rozzio e Staiti sono stati quelli che ci hanno fatto capire l’importanza della maglia e manifestato le ambizioni della città. Anche durante il periodo Covid “Ale” è stato il collante tra noi e società».
Che rapporto ha il figlio grande con il calcio?
«Magari non ama giocare e calciare il pallone, ma è un vero sfegatato della Reggiana. Conosce a memoria tutti i giocatori ed è sempre presente allo stadio con mia moglie. La sera della promozione è rimasto sino alle 3 di notte in piazza a festeggiare: il giorno dopo mi ha raccontato la sua emozione nel vedere i fumogeni e sentire i cori...». —
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