Candi: «Pronto al mio anno più difficile»
Il 23enne dell’Unahotels dovrà lottare per un posto in quintetto e allo stesso tempo contribuire a cementare il gruppo
Adriano Arati / REGGIO EMILIA
«Dopo sei mesi senza partite, ho una voglia incredibile di tornare a giocare, porte aperte o porte chiuse per me non cambierà nulla come impatto».
Dichiara tutto il desiderio di essere al più presto in campo Leo Candi, uno dei pochissimi superstiti della rivoluzione biancorossa. Nella nuova Unahotels, il regista bolognese sarà uno dei due italiani di riferimento assieme a Baldi Rossi e, nonostante i soli 23 anni di questa squadra che il coach Antimo Martino si appresta a plasmare, rischia di essere uno dei veterani, e come tale si dice pronto a dare una mano anche nello spogliatoio.
Pronto a riprendere?
«Non vedo l’ora. Stare fermi non è stato sicuramente piacevole, la voglia di finire la stagione c’era anche se chiaramente è stato giusto interromperla. Ho staccato poco, mi sono allenato anche prima dell’inizio ufficiale della stagione, ho solo tanta voglia di riprendere a giocare».
Mancano ancora due titolari, ma ormai l’organico è in via di definizione. Prime impressioni?
«La sensazione è positiva, c’è tanta voglia lavorare fare bene. Ora dobbiamo essere bravi a mettere benzina dentro al corpo farci trovare pronti al primo appuntamento».
Il pacchetto esterni è completo. Siete cinque giocatori abbastanza diversi fra loro, con caratteristiche complementari. O no? «È un reparto abbastanza fisico, speriamo di poter mettere anche questa caratteristica dentro alle partite».
Fisicità per correre e mettere pressione in difesa?
«Può essere. Sarà la voglia in palestra che andrà a definire nostro stile di gioco, chiaramente definito dal coach nei modi che vorrà per dare la sua identità alla squadra».
In una rosa stravolta, lei e i ragazzi delle giovanili rappresentate la continuità. Una responsabilità in più?
«Dell’attuale squadra sono il giocatore da più anni a Reggio, fra virgolette sono il veterano della squadra. Cercherò di trasmettere nuovi arrivati, farli ambientare al più presto dentro alla città e alla squadra, trasmettere quello che vuol dire indossare questa maglia e giocare per una società come questa».
Dovrà dare coesione?
«Cercheremo proprio di venirne fuori con squadra coesa, che vuole dare massimo e raggiungere i suoi vari obiettivi. Io proverò a essere un collante anche da questo punto di vista».
E un riferimento per chi si affaccia al professionismo, come i ragazzi del settore giovanile?
«Questo per me è il quarto anno di serie A, ho accumulato un poco di esperienza, dentro lo spogliatoio ci sono giocatori più esperti di me, ma è vero che io conosco già bene i ragazzi più giovani».
Un vantaggio?
«Ho più confidenza e la userò per trasmettere l’attenzione ai dettagli, agli aspetti su cui possono migliorare per fare il salto di qualità e diventare professionisti a tutti gli effetti».
Anche se ci sono spiragli, l’inizio del campionato potrebbe essere a porte chiuse. Influirà sulle squadre?
«È chiaro fra porte chiuse e porte aperte c’è differenza, in un contesto normale giochiamo a porte chiuse le amichevoli, più o meno ci siamo abituati, bisogna essere bravi a non incappare nell’errore e pensare che, non essendoci pubblico, anche le prime partite ufficiali siano amichevoli o gare da non prendere molto seriamente».
Lei è pronto?
«Ho così voglia di giocare che non credo mi cambierà molto. Stare 6 mesi senza giocare è davvero qualcosa di molto brutto per un atleta, spero non accada mai più nella mia carriera, di non doverlo più vivere». —
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