Guido Mammi avverte la Reggiana «Per la Primavera servono alleanze»
Parla l’uomo che guidò l’ultima cantera granata: «Nessun paragone con le formazioni che partecipano al “Berretti”»
Luigi Cocconcelli / REGGIO EMILIA
Attenzione a non commettere l’errore di passare così com’è la formazione che ha chiuso il campionato Berretti al campionato Primavera. A mettere in guardia la dirigenza granata è Guido Mammi, un pezzo di storia della Reggiana, l’allenatore di quella Primavera granata che a metà degli 70 era imbottita di autentiche promesse, giocatori che poi sbocciarono in A.
«La Primavera- argomenta- è l’elite del calcio giovanile, la Berretti è un torneo fasullo, ci sono almeno 6-7 reti di differenza. Se escludiamo Cabrini della Cremonese, che allora era in C e non faceva la “Primavera”, non ricordo uno che sia uno uscito dalla Berretti e finito in prima squadra».
Quindi la Reggiana che dovrebbe fare?
«È un discorso lungo e complesso, ricostruire da zero non è facile, conosco superficialmente Cattani, tanto per sapere che è una persona seria, misurata. Fossi in lui cercherei sinergie, collaborazioni con squadre di categoria superiore, il primo esempio che mi viene in mente, data la vicinanza, è il Sassuolo, ma ce ne sono altre».
Obiezione, anche il Sassuolo disputa la Primavera..
«Sì, ma quelle squadre hanno una rosa importante, lunga anche a livello giovanile, certo bisogna saper costruire rapporti, ad esempio quando nel 1991 Fiaccadori mi richiamò alla Reggiana strinsi rapporti con il Milan, arrivò Nunzio Falco che poi giocò anche in A, mica, con tutto il rispetto, il figlio di Maldini».
Mammi ha un cruccio. Sono anni, troppi che la Reggiana, per vari motivi, non investe sul settore giovanile, che non si costruisce in casa giocatori per la prima squadra.
«Esempio lampante- dice- quello di qualche anno fa, quando, pur in un torneo di retrocessioni bloccate , nessun elemento del settore giovanile fu preso in considerazione».
La domanda che sorge spontanea è se il tessuto di Reggio non sia idoneo, troppe distrazioni per i giovani, situazione generale di benessere o se sia la società a non sapergli scegliere e far crescere. Mammi che risponde?
«Che a Reggio si gioca a calcio come da altre parti, per avere un settore giovanile che dia i suoi frutti ci vuole almeno una programmazione triennale, una società che supporti davvero , nei fatti e non solo a parole, che investa anche nelle risorse umane, che sappia scegliere tecnici bravi e preparati, scout adeguati, che riesca a stringere rapporti con le società della provincia, evitando un duplice rischio: da un lato la pretesa di avere i ragazzini quasi per atto dovuto perché si rappresenta la squadra della provincia e dall’altra quello di chi è convinto di avere scoperto il nuovo Totti od il nuovo Del Piero e pensa di lucrare cifre fuori misura».
Con Mammi il discorso scivola- -e non poteva essere diversamente- anche sulla prima squadra. E su Cigarini che lui conosce bene perché a 10 anni lo portò ad un provino al Milan. «Non se ne fece nulla perché Galliani voleva tenerlo in collegio , e la famiglia disse no grazie e allora fui io che gli consigliai il Parma perché la Reggiana non aveva la squadra della sua fascia di età».
Fausto Rossi ha firmato in queste ore...
«E allora vuol dire che Tosi e Alvini hanno scelto. Luca è un geometra del centrocampo, mettilo dentro, e pochi minuti dopo i compagni lo cercano, la palla passa inevitabilmente da lui, ,ma lì la Reggiana ha Rossi, credo sia coperta. E questo al di là dei problemi sui tetti d’ingaggio».
Sorpreso della scelta di Spanò?
«In parte, ma ci sono giocatori che sanno che la vita è fuori, che non si esaltano per una vittoria, mi ricorda un poco Reverberi, che tanti anni fa nel suo genere era atipico, aveva tanti interessi fuori dal campo di calcio e trovò un imbecille di allenatore che alla Rondinella lo mise con le spalle al muro e lui, anche per problemi famigliari, mollò il pallone». —
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