In 590 tifosi per il primo evento sportivo con pubblico
I reggiani ritrovano il basket dopo 202 giorni di digiuno È stato un banco di prova per lo sport professionistico
Linda Pigozzi
/ INVIATA A CASALECCHIO DI RENO
In 590 con la mascherina sul volto, silenziosi e ordinati, affamati di basket dopo un digiuno assoluto lungo 202 giorni e con una voglia infinita di tornare alla normalità.
I tifosi biancorossi – e con loro pure qualche fortitudina – hanno vissuto ieri sera a Casalecchio un simulacro di normalità. Ancora lontana, a dirla tutta. Ma il primissimo passo dopo mesi di stop è stato compiuto.
La sfida all’Unipol Arena fra Unahotels e Fortitudo è stato il primo evento dello sport professionistico indoor dopo il lockdown, andato in scena alla presenza di spettatori. Cinquecentonovanta, ancora pochi rispetto ai 2068 possibili grazie all’ordinanza emanata in settimana dal governatore della Regione Emilia Romagna Stefano Bonaccini. Ma in 590 si sono presentati, creando macchie di colore nel bianco e nero del mega impianto di Casalecchio, che per il basket può arrivare a contenere oltre ottomila persone.
Ha scelto di non assistere al match la numerosissima tifoseria organizzata biancoblu, Fossa dei Leoni e Since 1989, e con loro altri gruppi ultras di club della massima serie cestistica hanno adottato la stessa linea.
«Finché non potremo entrare tutti, non entrerà nessuno» si legge su decine di pagine dedicate al tifo organizzato. Vietatissimo, del resto, portare dentro l’arena striscioni, tamburi e bandiere.
A verificare che le regole venissero seguite, una settantina di addetti fra gli steward della Pallacanestro Reggiana e il personale dell’Unipol Arena che si sono divisi fra i dodici ingressi dell’arena per assicurarsi che tutto filasse al meglio.
Non rapidissime le procedure che implicavano il controllo dei biglietti – acquistabili solo online o allo stoRE – e la consegna dell’autocertificazione dei congiunti, così che i componenti lo stesso gruppo familiare potessero sedere vicini.
L’intoppo è avvenuto al passaggio obbligato al termoscanner per rilevare la temperatura, visto che uno degli apparecchi non era funzionante e alcuni tifosi hanno dovuto attendere prima che venisse sostituito. Obbligatoria poi l’igienizzazione delle mani con il gel messo a disposizione dall’organizzazione.
Una volta all’interno, ai tifosi è stato posto divieto assoluto di muoversi. Nessuna possibilità di uscire per fumare, né di consumare cibo.
Chiusi i bar, era solamente possibile bere chiamando con un cenno uno degli addetti alla vendita di acqua e bibite.
In bagno solo per alzata di mano e solo accompagnati da una maschera fino davanti ai servizi per assicurarsi che non si potessero formare assembramenti.
In realtà, di mani alzate se ne sono viste pochissime per tutta la durata della sfida e gli spettatori sono rimasti al loro posto, balzando in piedi e scaldandosi in particolar modo senza mai esagerare sul vantaggio reggiano siglato da Candi alla metà del secondo quarto.
Impossibile celebrare al termine della sfida, il rito di selfie e autografi. Vietatissimo ogni contatto fra il pubblico e i giocatori che si sono infilati al volo nel tunnel, mentre i tifosi cominciavano lentamente a defluire dall’arena uscendo a scaglioni dal medesimo ingresso da cui erano entrati.
Assembramenti? Reali, qualche capannello all’esterno del palasport. Quando ormai i fari della cattedrale del basket di Casalecchio stavano spegnendosi. Si è ricominciato, nelle regole, anche se la normalità tanto agognata è ancora lontana. —
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Gazzetta di Reggio per le tue notizie su Google
