La Fondazione Sport scopre che i suoi campi sono inagibili e ne ordina la chiusura
Oltre ai campi di allenamento della Reggiana di Alvini chiuso anche il centro della Reggio Calcio alla Canalina
REGGIO EMILIA Quando si dice che dev’essere scritto. Evidentemente è così: la Reggiana di Max Alvini è destinata a non avere pace, quantomeno sul versante dei campi d’allenamento. Oggi infatti, con orario imprecisato, è in programma in Comune un summit in cui si decide se la squadra granata, neopromossa in serie B dopo 21 anni, una volta tornata dal ritiro di Carpineti potrà tornare ad allenarsi ai campi dell’ex Sporting a Cavazzoli oppure dovrà cercarsi un’altra sede per preparare il campionato più atteso degli ultimi anni. Il motivo di questo summit, la chiusura dell’impianto decisa dal direttore della Fondazione per lo Sport Domenico Savino che, con una raccomandata del 20 agosto comunicava l’inagibilità dell’impianto di Cavazzoli, attualmente in gestione alla Falk Galileo ma dalla fine del 2019 ceduto in utilizzo esclusivo alla prima squadra della Reggiana che lì ha svolto gli allenamenti fino al lockdown e poi sempre lì ha ripreso la preparazione in vista dei playoff.
NON SOLO COVID In particolare, a spingere la Fondazione a decretare l’inagibilità dell’impianto sarebbero alcune lacune sul fronte della prevenzione incendi. Lacune - tutti assicurano - che erano sicuramente preesistenti all’arrivo della squadra di Alvini come inquilina esclusiva dei due campi e degli spogliatoi di Cavazzoli. Campi e spogliatoi che - una volta subentrata alla Falk Galileo nell’utilizzo - la Reggiana ha comunque provveduto a proprie spese a rendere idonei secondo i protocolli anti-Covid.
A norma per i protocolli del Comitato medico scientific o, fuorilegge per i vigili del fuoco: un paradosso per quello che Alvini considera un impianto perfetto e al quale Doriano Tosi non sembra voler rinunciare: «Noi - tuonava ieri il ds - abbiamo adeguato quell’impianto ai protocolli sanitari a cui dobbiamo ancora attenerci. Non possiamo trovare un altro impianto che risponda alle stesse caratteristiche. Quindi domani (oggi, ndr) andremo all’incontro in cui chiederemo l’intervento del sindaco. Perché se non potremo allenarci, non potremo far altro che fermare tutta l’attività». Una presa di posizione netta, quella della Reggiana, supportata peraltro dai tifosi che sui social hanno già dissotterrato l’ascia di guerra contro “i nemici della Reggiana”.
Reazioni? Quasi impercettibili con l’ottimismo dell’assessore Curioni che si dice certa di trovare una soluzione. E il silenzio di Mauro Rozzi, presidente della Fondazione.
[[atex:gelocal:gazzetta-di-reggio:site:1.39266991:gele.Finegil.Image2014v1:https://www.gazzettadireggio.it/image/contentid/policy:1.39266991:1649793088/image/image.jpg?f=detail_558&h=720&w=1280&$p$f$h$w=d5eb06a]]
GLI ALTRI CAMPI Magari non sarà di consolazione, ma il caso della Reggiana è la classica punta dell’iceberg. E l’iceberg è l’ennesima puntata della vita sempre più infelice di un leviatano biblico come ciò che in questi anni è diventata la Fondazione per lo sport. Un mostro giuridico che divora i suoi presidenti, un ring continuo in cui politica e burocrazia fanno a cazzotti ogni giorno e alla fine ad uscire malconce e suonate sono le società sportive. E proprio questo caso dei campi inagibili ne è l’esempio: nella condizione della Falk Galileo (che pare debba sborsare oltre tremila euro per i lavori che renderebbero di nuovo agibile l’ex Sporting) ci sono anche tante altre società di calcio cittadine. La Reggio Calcio, ad esempio, in questi giorni si sta allenando con le squadre del suo vivaio ma non al centro sportivo della Canalina.
Anche quel centro - dove si allena uno dei settori giovanili più numerosi della provincia - è stato chiuso dalla Fondazione dello Sport, a fronte di altre carenze. Le squadre della Reggio Calcio si allenano in altri campi, presi in affitto dalla società.
Nella stessa condizione è l’impianto di Masone. In quel campo, oltre ad allenarsi e a giocare la squadra della frazione, capita che svolgano le rifiniture le formazioni di serie A che arrivano a Reggio per incontrare il Sassuolo. Anche in questo caso, si tratterebbe di carenze legate alla prevenzione incendi. Carenze che, per paradosso, sono in capo al proprietario (il Comune) che quindi è inadempiente. E a dichiararne l’inadempienza chi è? Ma la Fondazione dello Sport, cioè il Comune in uno dei suoi meno riusciti travestimenti.—
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Gazzetta di Reggio per le tue notizie su Google
