Qualche gestore si schiera con la Fondazione ma c’è chi andrà per vie legali
Alcune società alle prese con gli impianti chiusi si sono già rivolte ad avvocati Il clamoroso braccio di ferro tutto interno al Comune finirà in Sala Tricolore
Massimo Sesena / REGGIO EMILIA
Magari finirà tutto come preconizzava – da queste colonne – l’assessore allo sport Raffaella Curioni: un quasi immediato ripristino della normalità con una rapida riapertura degli impianti e poi un robusto “tagliando” alla Fondazione per lo Sport.
Oppure quello che agli occhi di tutti appare come un clamoroso e un po’ surreale braccio di ferro tra il Comune e un suo ente finirà male, magari con denunce e citazioni. Nulla di clamoroso per un professionista come il direttore della Fondazione abituato ogni giorno a fare i conti con norme, leggi e interpretazioni. Più strana sarebbe la situazione per quelle società sportive che mai avrebbero pensato di dover adire le vie legali per poter giocare su un campo che il Comune ha affidato loro in gestione. Eppure, esattamente questo sta accadendo in questi giorni, con società sportive dilettantistiche che si stanno rivolgendo a dei legali per sapere se possono - ad esempio - chiedere i danni per questa chiusura. Perché di danni sicuramente, questa decisione della Fondazione – che ha agito, ha detto chiaramente il direttore della fondazione stessa, Domenico Savino, “in conseguenza delle inadempienze del Comune” – ne avrebbe arrecati. Pensiamo ad esempio alla Reggio Calcio, società che gestisce e utilizza gli impianti della Canalina e che, trovandoli chiusi, ha dovuto arrangiarsi prenotando (e pagando) campi in giro per il Comune per consentire alle sue squadre (quello della Reggio calcio è uno dei più importanti settori giovanili dell’intera provincia) di allenarsi in questo periodo. Invero, i disagi non mancano nemmeno in altri sport se è vero che la chiusura di palestre e piscine costringe gli utenti a fare i salti mortali. E i gestori? Il giro d’orizzonte che la Gazzetta ha fatto in questi giorni ha permesso di capire che alcuni gestori storici, gente che comunque da anni ha rapporti quotidiani con la Fondazione, sembrano riconoscere le ragioni del direttore generale. E lasciano intendere che il problema risieda da un lato nelle difficoltà che gli uffici tecnici del Comune hanno nel far fronte alle richieste che la Fondazione gira loro per conto delle società, e dall’altro dal crescente depauperamento del patrimonio di impiantistica sportiva, difficile da controbattere con sempre meno soldi da investire. —
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