Il ritorno in panchina di Cristian Borghi «Il calcio la mia medicina»
L’allenatore reggiano aveva dovuto lasciare la panchina del Fabbrico perché colpito da una emorragia cerebrale
l’intervista
Nicolò Rinaldi
Nel gennaio 2019, una emorragia cerebrale aveva costretto Cristian Borghi, 46 anni, a lasciare la panchina del Fabbrico: pure all'epoca, i biancoazzurri stavano disputando il campionato di Promozione.
Dopo una lunga convalescenza, ora il trainer reggiano torna finalmente a guidare una squadra dall'inizio. Per la verità, Borghi aveva già ripreso a inizio di quest’anno, ma poi ci si è messa la pandemia a bloccare tutto. E così quello che si accingea iniziare quest’anno è una sorta di nuovo inizio.
«Sono al timone dello United Carpi, nel girone D di Prima Categoria - spiega il diretto interessato - Ero arrivato qui già a febbraio, ma sùbito dopo è sopraggiunta la sospensione del campionato».
Domanda d'obbligo: come sta?
«Bene, anche perché sono tornato a occuparmi di calcio in prima persona. Allenare mi aiuta parecchio a distrarre la mente dalle sofferenze che ho attraversato, e quindi mi fornisce un buon aiuto nel cercare di superarle».
Il suo United Carpi viene visto tra le principali favorite per il salto in Promozione. È davvero così oppure qualche avversario si sta nascondendo?
«I piani del presidente Malagola parlano chiaro: Eccellenza in massimo tre anni. La società mi ha chiesto di costruire un ciclo vincente, e io sono qui proprio per questo: i mezzi per fare bene già da quest'anno non ci mancano, ma bisognerà fare i conti con una formula densa di incognite».
Quali, nella fattispecie? «Con 4 retrocessioni su 14 squadre, una partenza poco brillante è sufficiente per condizionare un'intera annata. A essere sincero io avrei evitato una simile riforma, in tutte le categorie».
Quindi si potevano conservare i formati tradizionali, nonostante il Coronavirus?
«La mia famiglia ha dovuto fare i conti con il Covid, e peraltro l'ho avuto anche io: dunque, non posso certo essere accusato di sottovalutare la questione. D'altro canto bisogna impostare il futuro con un po' di ottimismo, senza farsi condizionare troppo dalla paura: ovviamente, osservando le precauzioni sanitarie indicate dalle autorità. Credo quindi che sarebbe stato meglio mantenere le solite regole, ma partendo il prima possibile: in tal modo, avremmo potuto prevenire la malaugurata ipotesi di soste causate da un peggioramento della situazione».
Nel gruppo D figurano sei reggiane: quali saranno le rivali più temibili?
«Sicuramente San Prospero Correggio e Reggiolo: inoltre io non sottovaluterei il nuovo Atletic Virtus Correggio, che ha saputo darsi un assetto concreto e credibile fin da adesso».
Che impressioni ha sulle sue ex squadre più recenti, ossia Casalgrandese e Fabbrico?
«Anche se alla Casalgrandese non è andata come speravo, ho mantenuto un solido rapporto umano con parecchi giocatori che hanno condiviso con me quel percorso in Eccellenza datato 2017. Alcuni li ho ritrovati qui allo United Carpi: Giuseppe Franco, Giuseppe Quitadamo e Giordano Vaccari. Tra gli ex biancoblù c'è pure il nostro team manager Massimo Anceschi, col quale ho invece lavorato al Fellegara. Quanto al Fabbrico, credo proprio che la squadra di Cristian Iori sia tra le maggiori potenze della nuova Promozione: se sarà davvero così, - conclude Cristian Borghi - non potrei che esserne molto felice». —
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