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Capolavoro di Alaphilippe: a Imola le note della Marsigliese

Giorgio Viberti
Capolavoro di Alaphilippe: a Imola le note della Marsigliese

Il francese stacca tutti sull’ultima salita a 17 chilometri dall’arrivo Sul podio Van Aert e Hirschi Primo degli azzurri Caruso 10° Nibali ci prova ma viene ripreso 

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Giorgio Viberti

/ INVIATO A IMOLA

Il giorno della gloria è arrivato, recita il secondo verso della Marsigliese, l’inno nazionale francese che ieri ha celebrato il trionfo di Julian Alaphilippe nel Mondiale di Imola 2020.

Il 28enne moschettiere della bici e batterista per hobby le ha suonate a tutti, arrivando da solo con 24" su Van Aert e Hirschi, più staccati Kwiatkowski, Fuglsang e Roglic in un ordine d’arrivo eccellente, 10° e migliore azzurro Caruso, 15° Nibali che ci aveva provato invano sulla penultima salita. Decisiva la stoccata imparabile di Alaphilippe sull’ultimo strappo, a 17 km dalla fine. «La più bella vittoria della mia carriera», che non è stata per niente facile.

La Francia lo adora. Di umile famiglia, Julian cominciò col ciclocross ma alle corse doveva scambiarsi la bici col fratello Bryan perché i genitori non avevano soldi per comprarne una a testa. Intanto coltivava anche l’altra sua passione per la batteria e con papà Jacques, che preferiva la fisarmonica, andava a suonare nelle feste paesane. Un grave infortunio rischiò di troncargli la carriera di corridore e al suo rientro nessuno lo voleva più: trovò un posto solo nelle Forze Armate come atleta militare, poi nella 2ª squadra della belga Etixx, oggi Deceuninck.

Al debutto fra i professionisti, nel 2014, finì ultimo nel Tour de l’Ain, ma risalì in fretta la china anche se gli sfuggiva sempre una grande vittoria: 4° ai Giochi 2016 dopo caduta, 2° all’Europeo, ripreso all’ultimo km e infine 4° al Mondiale 2017, 2° al Lombardia. La svolta nel 2018, con San Sebastian e Freccia, poi nel 2019 Strade Bianche e finalmente l’exploit alla Sanremo: era diventato un cacciatore di classiche, senza dimenticare però gli esordi da scalatore. Così l’anno scorso al Tour è riuscito a restare per 14 giorni in maglia gialla e ha sfiorato il trionfo a Parigi, che alla Francia manca dal 1985 di Hinault. Anche quest’anno ha lasciato il segno nella Grande Boucle, centrando la 2ª tappa e un giorno da leader con dedica fra le lacrime a papà Jacques, scomparso da poco per una grave malattia. Ma è uscito subito di classifica, proprio per preparare questo Mondiale, finendo sui giornali francesi solo per una vignetta satirica di dubbio gusto che lo ritraeva a letto con Marion Rousse, commentatrice di France Tv, ex campionessa di ciclismo ed ex moglie dell’altro corridore transalpino Tony Gallopin.

Ieri si è preso un’altra rivincita e la Francia, che non vinceva il Mondiale da Brochard nel 1997, è tornata iridata col suo corridore più emblematico e più amato. Come ai tempi di Anquetil, Poulidor, Hinault... —

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