Da Brescello al Canton Vallese per la Gran Fondo più dura d’Europa
Ciclismo / L’impresa del quarantenne Gianluca Gemma terzo italiano all’ultima edizione del Tour des Stations
l’intervista
andrea vaccari
Terzo tra gli italiani, con un piazzamento finale all’85esimo posto su oltre 300 partecipanti.
È il risultato ottenuto dal 40enne brescellese Gianluca Gemma alla “Tour des Stations”, la gran fondo di ciclismo più dura d’ Europa che si è svolta nelle scorse settimane in Svizzera, riservata agli amatori provenienti da tutto il mondo, con 8200 metri di dislivello positivo, lunga 240 chilometri.
«Ho partecipato a tutte le gran fondo più importanti d’ Europa e d’Italia sia in bici da strada che mountain bike – afferma Gemma – e questa è stata in assoluto la prova più dura che abbia mai sostenuto».
Come le è venuta questa idea? Gianluca Gemma lo spiega con grande semplicità.
«L’ idea di provare questa “impresa” - dice - è nata per caso: in questi anni ho partecipato a diverse manifestazioni, a tutte le classiche monumento, dal Giro delle Fiandre, alla Roubaix, alla Liegi-Bastogne-Liegi, alla Milano-Sanremo, fino al Giro di Lombardia».
Grandi classiche delle due ruote, ma con muscoli e occhi puntati in particolare su una parte del ciclismo, quella forse più epica e faticosa.
«Oltre alle classiche, ho gareggiato anche nelle più importanti gran fondo d’ Italia, passando dalle manifestazioni in mtb alle rievocazioni con bici d’ epoca. Volevo provare qualcosa di nuovo, scalare passi ancora inesplorati e capire fin dove potevo arrivare».
La passione di Gemma per le due ruote nasce da lontano, non è così?
«Sì è vero, è stato grazie al nonno che da piccolo mi portava in giro per le nostre campagne. Poi, dopo un periodo di pausa, grazie alla Ciclistica Brescellese targata Cagna e Benelli e all’impegno di Giancarlo Friggeri, è nuovamente scoccato il colpo di fulmine».
Per Gemma il 2020 è stato un anno complicato, in quanto tra l’inverno e il lockdown non gli è stato possibile svolgere tutti gli allenamenti che avrebbe voluto, riuscendo a percorrere “solo” 4mila chilometri.
«Ero un po’ preoccupato – aggiunge - perché il regolamento di una gran fondo impone dei tempi limiti durante il percorso, i cosiddetti cancelli (6 in questa manifestazione): nel caso il passaggio avvenga fuori tempo massimo si deve abbandonare la gara. Ma per fortuna le cose sono andate meglio delle previsioni e alla fine ho dato sfogo alla mia soddisfazione per questa gara difficile e per il modo in cui l’ho conclusa».
Al di là della fatica, la giornata è stata di quelle da ricordare.
«Dopo la sveglia alle 3.30 e la colazione, siamo partiti alle 5. È stato molto emozionate vedere il sole sorgere in mezzo alle vallate e i vigneti delle montagne svizzere, e nonostante lo sforzo ho sempre mantenuto il sorriso, perché la mia filosofia è che oltre alla fatica ci deve essere anche il divertimento, pedalo per passione e per le sensazioni che questo sport riesci a darti. Ho avuto problemi di stomaco e digestione, dopo metà gara non sono più riuscito ad alimentarmi e le gambe nelle ultime salite mi hanno abbandonato, ma ho stretto i denti e salendo di testa, con calma, sono riuscito a terminare la gara». —
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