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La rivincita di Enrico Manghi boom di iscritti al minirugby

R.S.
La rivincita di Enrico Manghi boom di iscritti al minirugby

Il tallonatore costretto al ritiro a soli 28 anni è ora alla guida del vivaio «Da quando siamo tornati in campo abbiamo il 30% di iscritti in più» 

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REGGIO EMILIA

Nell’estate del 2019 la scelta di abbandonare a soli 28 anni il rugby giocato per colpa di problemi alla schiena. All’indomani di quella dolorosa, ma inevitabile decisione, Enrico Manghi fu convocato dai dirigenti del Valorugby per una nuova opportunità di crescita: quella di responsabile del minirugby e dello sviluppo dei piccoli Diavoli.

Un ruolo che Enrico Manghi ha ricoperto con passione fin da subito raccogliendo importanti risultati.

«Allenare i bambini è qualcosa di favoloso – spiega Manghi – Non posso negare che il ritiro dal rugby giocato sia stato un fulmine a ciel sereno per me, ma sono grato al club per avermi dato l’opportunità di rimettermi subito in gioco con un mandato ben preciso: quello di contribuire ad organizzare e sviluppare il settore dei bambini».

E i risultati sin qui sono senza dubbio brillanti... «Tre settimane fa, rispettando tutti i protocolli e le normative vigenti in materia di anti-Covid 19, siamo ripartiti con un 30% in circa più di bambini tra i 6 e i 13 anni. E’ un risultato eccezionale, tenuto anche conto dei tempi complicati che stiamo tutti attraversando. Ora il Valorugby può contare su un bacino di circa 110 bambini, ed il numero è in costante crescita grazie alle tante attività svolte».

La prossima è in programma sabato 10 ottobre.

«Esatto, sabato dalle 15 saremo al campo sportivo di Jano per il quarto Open Day. Tutti i bambini e le bambine dai 5 ai 13 anni che vogliono scoprire il rugby possono presentarsi al campo. Bastano maglietta, pantaloncini e scarpe da ginnastica. Al resto ci penseremo io e il meraviglioso gruppo di allenatori/educatori che mi affianca in questa avventura professionale».

Laureatosi in scienze motorie durante il lockdown, Manghi è entrato anche a far parte dello staff della prima squadra.

«Collaboro con il preparatore atletico Silvano Garbin, un vero e proprio maestro in questo settore. Che dire, sono ulteriormente grato alla società che mi dà anche questa opportunità di crescita professionale, anche con il progetto di ricerca sulle prestazioni sportive con i Gps Catapult, avviato assieme a uno ‘spin off’ di Unimore. Mi alterno tra prima squadra e bambini. Ma i due ambienti non sono divisi, anzi. Su input della società stiamo coinvolgendo i giocatori della prima squadra in allenamenti e attività con i bimbi. Ovviamente per i ragazzi è un sogno allenarsi insieme ai campioni per cui tifano ogni domenica al Mirabello. Campioni come Rodriguez, Farolini, Muccignat, Du Preez sono gli idoli incontrastati dei bambini che sognano da grandi di diventare giocatori come loro».

E poi ci sono i risultati della prima squadra a trainare l’entusiasmo dei bambini. Non è così?

«Sono a Reggio da 5 anni. E sì, sto notando con piacere che sempre più bambini conoscono i giocatori e seguono la prima squadra. Credo che la crescita della punta dell’iceberg come la chiama il nostro presidente Enrico Grassi sia di stimolo a bambini e ragazzi che, oltre al sogno di diventare calciatore o giocatore di basket, ora cominciano anche qui a Reggio a coltivare il sogno di diventare giocatori di rugby». —

R.S.

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